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Spazio. Missione Gaia, la Via Lattea potrebbe finire a pezzi

ROMA – La nostra galassia ‘traballa': il suo piano di rotazione risulta inclinato, tanto che in futuro potrebbe finire in pezzi. E’ una delle primissime osservazioni fatte da Gaia, il satellite dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) che sta realizzando la più completa e precisa mappa in 3D della Via Lattea.

Una prima parte di dati è stata diffusa pubblicamente mercoledi e tutta la comunità scientifica mondiale ha dato il via a una vera e propria gara contro il tempo alle pubblicazioni.

Quella che sta realizzando Gaia può essere definita la ‘madre’ di tutte le mappe del cielo: “Porterà a una rivoluzione di tutti i settori dell’astronomia che avrà effetti per 50 anni”, ha commentato Mario Lattanzi, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e responsabile scientifico centro di analisi dei dati (Dpac) della missione.

“Da questo momento tutti avranno accesso ai dati – ha spiegato Barbara Negri, responsabile dell’Osservazione e Esplorazione dell’Universo dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) – e nessuno ha avuto la precedenza. Ci aspettiamo pubblicazioni scientifiche di altissimo livello, speriamo anche dall’Italia che ha un ruolo fondamentale nella gestione dei dati che arrivano”.

Pubblicati i dati, un enorme catalogo che conterrà la posizione e molte caratteristiche di 1 miliardo di stelle e oggetti che compongono la Via Lattea, dovranno passare settimane, o forse pochi giorni, per arrivare ai primi risultati scientifici concreti ma alcune osservazioni sono già emerse. Tra queste la conferma dell’inclinazione ‘pericolosa’ della nostra galassia, tale da portarla in futuro, miliardi di anni, a sgretolarsi in pezzi.

Altro dato importante è la distanza misurata dalle Pleiadi, un ammasso di stelle usate in astronomia come una sorta di metro standard per calcolare le distanze di altre galassie. Dalla precisione di questa misura dipendono tutti i modelli per studiare la velocità di espansione dell’universo e il nuovo dato di Gaia confermerebbe quello misurato da Hubble contrastando invece con la misura fatta dalla missione europea Hipparcos.

I dati pubblicati si riferiscono solo al primo anno di attività del satellite, lanciato nel 2013, che saranno integrati a cadenza regolare dalle nuove osservazioni che dovrebbero durare almeno per 5 anni. Nel progetto l’Italia ha un ruolo importante nell’analizzare l’enorme mole di dati in arrivo che vengono ‘filtrati’ nei centri Altec a Torino e ASi Science Data Center a Roma.


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