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Supernova “assassina” più luminosa: brilla come 570mld Soli

Si trova nella costellazione dell'Indiano a 3,8 miliardi di anni luce dalla Terra. La supernova si Assassin ed è stata scoperta dal programma Asas-sn

ROMA – Un’esplosione nel cielo brillante come 570 miliardi di Soli o 20 volte la Via Lattea. Questa la supernova Asassn-15lh individuata nella costellazione dell’Indiano, visibile solo dall’emisfero australe del pianeta Terra, e che dista ben 3,8 miliardi di anni luce da noi.

Il nome Asassn, che i ricercatori chiamano scherzosamente “Assassina“, si deve all’acronimo del programma All-Sky Automated Survey for SuperNovae system che l’ha scoperta lo scorso 14 giugno 2015.

La scoperta della supernova è stata pubblicata sulla rivista Science in uno studio coordinato da Subo Dong, dell’università di Pechino, tra cui Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope, e Filomena Bufano, dell’osservatorio di Catania dell’Istituto nazionale di Via Lattea.

La stella appartiene alla rara famiglia delle supernovae super-luminose (Ssl), delle quali sono state osservate finora solo poche decine e “la sua interpretazione è davvero problematica”, ha spiegato l’astrofisico Masi, poiché la galassia che la ospita non sembra infatti in grado di supportare un’esplosione così eccezionale. Questo tipo di supernova sono oggetti dalle 100 alle 1000 volte più luminosi delle comuni supernova, per questo rarissime come spiega anche la Bufano:

“è fondamentale per interpretare e comprenderne l’origine fisica, intesa come tipo di meccanismo di esplosione e natura della stella progenitrice, probabilmente appartenente alla generazione di stelle formatesi nelle prime fasi dell’Universo”.

Per raccogliere ulteriori informazioni i ricercatori avranno a disposizione adesso delle ore di osservazione con il telescopio spaziale Hubble, ma anche di altri telescopi che saranno messi in orbita nei prossimi anni, conclude la Bufano:

“L’importanza di questa classe di supernovae estreme sta nella possibilità di osservarle anche a grandissime distanze, grazie alla loro estrema luminosità. La comprensione dell’origine fisica di questo tipo di oggetti è fondamentale dunque non solo perché potremo utilizzarli come indicatori di distanza ma anche perché attraverso essi saremo così testimoni dell’evoluzione delle stelle formatesi nelle prime fasi dell’Universo, grazie anche alle grandi potenzialità dei futuri telescopi come lo European Extremely Large Telescope (E-ELT) e il James Webb Space Telescope”.


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