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Terremoto Marche e Umbria non è di assestamento: si è aperta una seconda faglia dopo agosto

ROMA – Il terremoto del 26 ottobre tra Marche è Umbria non è stata una semplice, seppur violenta, scossa di assestamento. Si è trattato di un vero e proprio terremoto causato dall’apertura di una seconda faglia. Una prima scossa del 5.4 alle 19.11, poi la seconda alle 21.18 di magnitudo 5.9. E ancora scosse di magnitudo superiore a 4 nella notte tra 26 e 27 ottobre. L’epicentro tra l’Umbria e le Marche, tra i Comuni già rasi al suolo dal sisma del 24 agosto e quelli nella provincia di Macerata, da Camerino a Castelsantangelo sul Nera e Visso. Si tratta, per i ricercatori e gli scienziati, dell’apertura di una nuova faglia che è contigua a quella dello scorso agosto, ma spostata più a nord.

Fabio Di Torado per il quotidiano La Stampa ha intervistato Paolo Messina, direttore dell’Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che ha spiegato come l’idea è che non sia stata la faglia aperta il 24 agosto scorso a muoversi, ma una nuova faglia rimasta fino ad oggi “dormiente” e nelle prossime ore, mentre i soccorsi continuano incessanti a lavorare e si cominciano a contare i danni, si potrà cercare la faglia gemella che si sarebbe aperta stavolta in un zona più a nord. Mario Tozzi, sismologo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Ingv, spiega:

“Nelle prossime ore occorrerà verificare se si è aperta una nuova faglia gemella. Il terremoto di ieri (26 ottobre, ndr)  ha turbato ulteriormente il volume crostale: è più che probabile che altre scosse possano proseguire la scia aperta il 24 agosto”.

I terremoti ora stanno colpendo la fascia più delicata e sismica italiana, quella che corre lungo gli Appennini. Se questa seconda faglia era già prossima alla rottura, i terremoti di Amatrice e Accumoli che da due mesi fanno parte di un nutrito sciame sismico hanno alimentato la disgregazione. Nonostante i ricercatori ritengono che ci siano due faglie, queste rimangono comunque contigue e collegate. Spiega Messina:

“Se un blocco della crosta terrestre si stacca, il trasferimento di energia che dà origine al terremoto è praticamente contemporaneo”.

D’altronde la faglia appenninica è in continuo movimento e si sposta di cinque metri ogni mille anni verso l’ex Jugoslavia, motivo per cui tra 20 milioni di anni Rimini e Pola potrebbero unirsi e l’Adriatico scomparire. La situazione intanto resta critica e sono almeno 2mila, ma anche 3mila, gli sfollati.

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