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Trapianto di testa nel 2018: l’annuncio di Sergio Canavero, moderno Dr Frankestein. Cinese la “cavia”

Trapianto di testa nel 2018: l'annuncio di Sergio Canavero, moderno Dr Frankestein. Cinese la "cavia"

Trapianto di testa nel 2018: l’annuncio di Sergio Canavero, moderno Dr Frankestein. Cinese la “cavia”

ROMA – Trapianto di testa nel 2018: l’annuncio di Sergio Canavero, moderno Dr Frankestein. Cinese la “cavia”. Torna a far parlare di sé il neurochirurgo italiano Sergio Canavero, impegnato nella controversa ricerca sui trapianti di testa: ha annunciato il primo intervento di questo tipo della storia per il 2018, probabilmente a vantaggio di un uomo di nazionalità cinese, dopo che la “cavia” russa Valeri Spiridinov si era tirata indietro.

Canavero, moderno Frankstein secondo molti scettici, qualche mese fa aveva lanciato un appello ai miliardari russi e al fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, invitandoli ad “investire fondi per rendere possibile il primo trapianto di testa nella storia del pianeta”. Canavero, in una lunga intervista all’agenzia Ria Novosti, ha spiegato che i test condotti in laboratorio insieme al collega cinese Ren Xiaoting “hanno avuto successo” e gli animali – gli esperimenti sono stati condotti sui topi – hanno conservato la mobilità degli arti.

“Abbiamo dimostrato la validità del protocollo Gemini e alcune riviste scientifiche hanno accettato i nostri articoli in cui spieghiamo il metodo usato”, aveva aggiunto Canavero. In Cina è stato condotto poi anche un test su una scimmia. L’animale è sopravvissuto per 20 ore al trattamento, ma poi è stato soppresso per evitare “inutili sofferenze”.

Riguardo alla sorte del giovane russo Valeri Spiridonov, che si era candidato a sottoporsi al primo trapianto, Canavero ha spiegato che l’intervento non può essere realizzato in Cina per ragioni “etiche e biologiche” e l’unica chance sarebbe quella di operare in Russia o in Paesi europei. Dove però non ci sarebbe volontà politica di procedere. In aggiunta, l’intervento è molto costoso e servirebbero ingenti finanziamenti. Da qui l’appello ai miliardari.

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