Scienza e Tecnologia

Un nuovo materiale per fermare i proiettili: l’invenzione della cadetta americana

Un nuovo materiale per fermare i proiettili: l'invenzione della cadetta americana

Un nuovo materiale per fermare i proiettili: l’invenzione della cadetta americana

WASHINGTON – Un nuovo materiale permetterà di costruire giubbotti antiproiettile e altri tipi di armature in grado di fermare i colpi. A scoprire il materiale giusto per bloccare i proiettili è stata una cadetta dell’Air Force Academy, Hayley Weir, che dopo anni di ricerca ha trovato la nuova sostanza a base di resina epossidica e fibra di carbonio.

Ilaria Betti sull’Huffington Post scrive che il progetto va avanti dal 2014 e da subito aveva catturato l’attenzione della Weir, il cui obiettivo era quello di trovare un materiale che fosse resistente e che rimanesse integro dopo aver subito i colpi:

“La giovane ha iniziato a pescare tra le proprie conoscenze di chimica e ha pensato subito al funzionamento del fluido non newtoniano (o anche fluido amorfo), un fluido la cui viscosità varia a seconda dello sforzo di taglio che viene applicato. Poi la decisione di utilizzare la resina epossidica, che diventa più dura quando si secca.

Gli impegni militari hanno provato ad allontanarla dalla sua idea, ma Haley ha deciso di fare squadra con Ryan Burke, professore dell’accademia e militare della Marina, al corrente dello stato dei giubbotti antiproiettile, non proprio comodissimi. “Quando mi ha confessato il suo progetto, le ho detto: ‘Facciamolo – ha raccontato – anche se sarà un fallimento, proviamoci'”.

Dopo l’intuizione, i due hanno iniziato a testare il materiale nel 2016, facendo diversi tentativi e alla fine sono riusciti a trovare quello giusto:

“Più è forte l’impatto, più è forte la risposta delle molecole nel materiale, il quale aumenta la resistenza: “Siamo molto contenti – ha spiegato Jeff Owens, chimico e ricercatore all’Air Force Civil Engineer Center – ora capiamo molto di più delle variabili che entrano in gioco, siamo in grado di ottimizzarle e cercare di raggiungere un elevato livello di protezione”. La sperimentazione andrà avanti ancora per un anno: se andrà a buon fine, la “colla” sarà integrata.

Il materiale potrà forse essere utilizzato un giorno per alleggerire il peso dei giubbotti antiproiettile e in generale delle armature utilizzate dai militari, che può aggirarsi anche intorno ai 57 chili. Potrà anche essere usato per proteggere i veicoli o gli elicotteri. In generale, come spera il professor Burke, se si dimostrerà realmente efficace potrà davvero “fare la differenza”.

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