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Uomo di Neanderthal sapeva parlare: la prova nelle orecchie

ROMA – L’uomo di Neanderthal parlava come noi? Alcune scansioni 3D dei delicati resti delle orecchie di 14 uomini mostrano che potevano comunicare, condividevano un linguaggio. L’anatomia dell’orecchio dei nostri cugini più prossimi era leggermente diversa da quella degli umani moderni ma funzionava allo stesso modo: la sensibilità uditiva è dunque simile. E ciò, probabilmente, sfata il mito dell’uomo di Neanderthal come bruto e poco intelligente.

Jean-Jacque Hublin, un paleoantropologo all’Istituto Max Planck di antropologia evolutiva a Lipsia, in Germania, sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, afferma:”I nostri risultati mostrano notevoli differenze anatomiche degli ossicini tra Neanderthal e l’umano moderno”.
“Nonostante le differenze nella morfologia dell’ossicino, alcune parti dell’orecchio medio sono in gran parte simili tra Neanderthal e l’uomo moderno, in particolare se confrontate alle scimmie africane”, riporta il Daily Mail.

“La sensibilità uditiva è tuttavia la stessa, l’abbiamo ereditata dai nostri antenati”.  I ricercatori hanno analizzato le ossa dell’orecchio di 14 uomini di Neanderthal e realizzato dei modelli 3D per esaminare come funzionava l’interno.

Le differenze nella struttura ossea dell’orecchio sembrano riguardare le differenti dimensioni del cervello dell’uomo di Neanderthal che, si pensava, fosse ottuso, comunicasse solo attraverso suoni inarticolati simili a grugniti. Ma alcune ricerche hanno indicano che poteva avere la capacità di parlare.

La ricerca genetica effettuata quasi 10 anni fa, ha trovato lo stesso gene FOXP2 (che svolge un ruolo essenziale nello sviluppo della comunicazione sociale, del linguaggio) dal DNA isolato dei resti di Neanderthal è come quello rilevato nell’uomo moderno.

Da recenti ricerche è emerso che l’uomo di Neanderthal potrebbe aver realizzato dei gioielli, forse aveva una cultura articolata.
Il prof. Hublin ha affermato che le differenze tra gli umani moderni e i Neandarthal sono da attribuire a percorsi diversi di evoluzione e non vanno viste come il segno che una specie è più avanzata rispetto all’altra.  “I nostri risultati dovrebbero essere anche la base per future ricerche sull’evoluzione del complesso linguaggio verbale umano”.