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Vulcani scongelarono Terra “palla di neve”: così iniziò vita

ROMA – Dei vulcani esplosivi hanno posto fine alla palla di neve che era la Terra, ponendo le premesse per le forme di vita attuali: enormi eruzioni “scongelarono” il nostro Pianeta e aiutarono a far nascere la vita. A produrre il calore che ha sciolto il ghiaccio furono infatti giganteschi vulcani sottomarini, spiega in un articolo il quotidiano britannico The Daily Mail che riporta uno studio dell’Università di Southampton.

Nella prima fase del pianeta Terra, tra i 720 e i 640 milioni di anni fa, spessi strati di ghiaccio coprivano la maggior parte della superficie e la terra era intrappolata in un gelo profondo.

Ma dei vulcani esplosivi subacquei cambiarono la chimica degli oceani e furono la chiave per far uscire il pianeta dal suo stato glaciale, secondo quando scoperto dai ricercatori dell’Università di Southampton.

 

Sebbene molte delle spinte energetiche dietro la glaciazione durante l’epoca “Terra- palla di neve” non siano chiare, gli scienziati sostengono che la rottura del super continente Rodinia sia stata fondamentale per il cambiamento climatico.

Quando il super continente ha cominciato a rompersi, spaccandosi al centro e dividendosi in tante piccole masse di terra, ha rilasciato tonnellate di sedimenti negli oceani. Questi sedimenti hanno funzionato da spugna per trattenere il diossido di carbonio dall’atmosfera, privando il pianeta dal suo meccanismo che trattiene il calore e facendo restare la Terra bloccata nella criostasi, l’ibernazione.

Ma l’attività esplosiva dei vulcani negli oceani creata dall’apertura della Terra ha generato diossido di carbonio nell’aria. In più, i sedimenti che venivano spinti fuori (ricchi di calcio, magnesio e fosforo) causarono delle escrescenze minerali, chiamate calotte carboiche, e portarono ad una serie di reazioni chimiche a catena che potrebbero aver creato un’atmosfera più consona allo sviluppo di forme di vita.

Il dottor Tom Gernon, lettore in scienze della terra all’Università del Southampton e principale autore dello studio, spiega:

“Quando il materiale vulcanico è depositato negli oceani, si sparge molto rapidamente e causa alterazioni chimiche che influenzano la biochimica di questi ultimi. Abbiamo calcolato che, durante il corso della glaciazione “palla di neve”, questa costruzione chimica ha causato lo spesso strato di calotte carboniche formatesi alla fine dell’evento”.

I cambiamenti chimici e atmosferici degli oceani hanno portato ultimamente a un aumento di ossigeno nell’atmosfera. Spiega ancora il dottor Gernon:

“E’ l’alta concentrazione di fosforo che ha svolto il ruolo di catalizzatore per l’ossigenazione dell’atmosfera e degli oceani. Il fosforo è un elemento chiave per gli elementi della vita, cruciale per la creazione del DNA e delle membrane cellulari. Prima dell’effetto palla di neve, la maggior parte degli organismi viventi nel mare erano batteri che consistevano in un’unica cellula; ma gli alti livelli di fosforo, causati maggiormente dai vulcani subacquei, potrebbe aver stimolato la produzione di organismi multicellulari nell’oceano come le alghe. Questi organismi, composti per lo più da carbonio, idrogeno e ossigeno, erano continuamente sepolti nei fondali e il carbonio è rimasto lì, portando a un accrescimento dei livelli di ossigeno nell’acqua e nell’atmosfera”.

Le alghe e i cianobatteri hanno prodotto e rilasciato a loro volta ossigeno tramite fotosintesi, cruciale per l’evoluzione della vita animale. Gernon spiega inoltre che

“sembra andare contro le più elementari intuizioni che uno degli stadi climatici più estremi che il nostro pianeta abbia mai affrontato possa aver stimolato le origini delle complesse forme di vita, ma così è stato”.


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