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Vulcani, scoperti sei nuovi vicino Napoli: la mappa

NAPOLI – Sei nuovi vulcani sono stati scoperti al largo della costa di Napoli, tra Ercolano e Torre Annunziata. Oltre al Vesuvio, al Marsili e ai Campi Flegrei, i ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche, Cnr, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Ingv, e dell’università Federico II di Napoli hanno scoperto questi nuovi crateri sottomarini che si trovano a meno di 3 chilometri dalla costa. Ora la priorità, spiegano i ricercatori, è adeguare i piani di rischio alla scoperta, che è stata pubblicata sulla rivista scientifica Geophysical Reserch Letter.

Roberto Russo su Il Corriere del Mezzogiorno scrive che lo studio ha individuato sei nuove strutture vulcaniche fino ad oggi sconosciute, con un diametro di 800 metri, e che presentano colate laviche risalenti al Medioevo. I vulcani sono stati contrassegnati con le sigle V1, V2, V3, V4, V5 e V6 e formano una semicorona nel tratto costiero che da Ercolano arriva alla antica Oplonti:

“Le ricerche hanno consentito di stabilire che tre delle strutture vulcaniche sottomarine (V1-V2-V3) si sono formate prima di 19 mila anni fa, quindi in epoca preistorica. Mentre per il vulcano V5, il più vicino alla costa di Torre Annunziata, la cui parte superiore è ad appena cinque metri sotto il fondale marino, gli scienziati sono convinti che abbia un’età geologica decisamente più giovane. Infine, il V6, quello che sorge davanti al litorale di Ercolano tra 50 e 100 metri di profondità, avrebbe eruttato in età molto più vicine a noi, cioè dopo il 1631 d.C. In particolare il magma sarebbe risalito durante le eruzioni del 1794 e del 1861″.

Oltre ai vulcani, lo studio si è concentrato su delle strutture dette “cryptodomes”, cioè delle cupole sommerse di lava che è rimasta imprigionata e che sono state scoperte nel 2012 e in cui sono state rilevate delle anomalie magnetiche. La zona dunque è ad alta attività vulcanica nel golfo di Napoli e i rischi vanno tenuti sotto controllo:

” Va detto che la scoperta è avvenuta nell’ambito della campagna «Safe 2014», con rilievi effettuati a bordo della nave oceanografica Urania del Cnr, che già ha portato nel marzo scorso alla scoperta del famoso «duomo» sottomarino a 150 metri di profondità e a 2,5 chilometri da Posillipo. Quello però, a giudizio degli scienziati, non rappresenta al momento alcun pericolo dal momento che contiene gas, per lo più anidride carbonica.

Diverso il discorso per i sei vulcani sottomarini, uno di loro in particolare presenterebbe una struttura più debole. Perciò gli studiosi concludono con una sorta di monito ai responsabili della pubblica incolumità: «Il rischio correlato a possibili, future attività sottomarine, dovrebbe essere incluso nei programmi di valutazione del rischio». Mentre, dal momento che è stata accertata la presenza di colate laviche vesuviane che nel Medioevo hanno raggiunto il mare, «anche questo rischio dovrebbe essere presto in considerazione per una corretta pianificazione degli scenari eruttivi attesi»”.

 


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