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Vulcano dei Colli Albani da estinto a dormiente: si risveglia vicino Roma

ROMA – Il vulcano nel distretto di Colli Albani, ad appena 30 chilometri da Roma, si sta svegliando. Un risveglio che è stato documentato dai ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia negli ultimi 20 anni, con l’analisi del terreno nella zona che si è sollevato e con l’emissione in aumento di gas quali l’Argon, gas utilizzati come indicatori dell’avvicinarsi di un fenomeno eruttivo. L’ultima eruzione è avvenuta 36mila anni fa e per questo i vulcanologi lo ritenevano ormai “estinto”. I dati raccolti tra il 1993 e il 2010 dai ricercatori dimostrano una realtà diversa: il vulcano ora è considerato “dormiente”, come il Vesuvio, e potrebbe eruttare violentemente. Fabrizio Marra, vulcanologo dell’Ingv e autore dello studio pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters, ha spiegato che il vulcano è entrato in un nuovo ciclo eruttivo e l’evento catastrofico potrebbe avvenire entro 1000 anni.

Tra le colline di Colli Albani, subito fuori Roma, il cratere del vulcano si estende per 15 chilometri, ad una distanza di appena 30 chilometri dal centro della Capitale. Se il vulcano eruttasse, spiega Marra, la sua potenza distruttiva sarebbe terribile. L’eruzione sarebbe fortemente esplosiva, con emissione di cenere e lapilli ad alte velocità, e ricorderebbe quella del 79 dopo Cristo a Pompei dove il Vesuvio ha raso al suolo la città.

Già negli ultimi 20 anni la zona è stata oggetto di controlli approfonditi, da quando i geologi studiando le immagini satellitari del distretto sismico dei Colli Albani si sono accorti che le colline erano cresciute in altezza e in modo decisamente inaspettato. Una crescita di 50 metri in 200mila anni, mano a mano che le bolle di magma pressurizzato si formano e spingono in su la superficie del terreno, per un innalzamento medio di circa 2 millimetri l’anno. L’innalzamento delle colline indica che il magma si sta muovendo nel sottosuolo e rappresenta solo un primo indizio del risveglio vulcanico, seguito tra il 1991 e il 1995 con un intensificarsi degli sciami sismici e con l’apparizione di uno sfogo di vapore vicino all’aeroporto internazionale di Roma.

Negli ultimi 2mila anni le fratture create dalle bolle di magma che premono sotto la crosta sono cambiate, tanto che le due zolle sotto la pressione del magma stanno scivolando una sull’altra. Quando questo movimento, che permette di abbassare la pressione, sarà cessato allora verrà la frattura e l’eruzione vulcanica. Studiando la stratificazione del terreno intorno al cratere e le rocce i ricercatori sono riusciti a determinare il ciclo di alternanza tra stato di attività e stato di quiete del vulcano e fissarlo a 31mila anni. L’ultima eruzione è stata circa 36mila anni fa, un dato che evidenzia come il vulcano sia in ritardo rispetto al suo ciclo e conferma l’avvicinarsi di una eruzione, anche se i ricercatori tranquillizzano: potrebbero volerci ancora 1000 anni.

Marra ha inoltre sottolineato che l’eruzione potrebbe anche non essere esplosiva, ma iniziare con piccoli passi per poi evolvere nel tempo. Ma quali sarebbero, in caso di eruzione, le conseguenze nelle zone circostanti il cratere? Il centro di Roma sarebbe gravemente danneggiato, spiega Marra nell’articolo, ma il rischio più grande è corso dalla periferia romana, che si estende quasi alle pendici del vulcano e sarebbe completamente devastata. Anche se il pericolo non è imminente, il ricercatore dell’Ingv ha sottolineato la necessità di creare una rete di monitoraggio del vulcano di Colli Albani per poter individuare rapidamente i cambiamenti nell’altezza del terreno, la sismicità e l’emissione di gas che indicano l’avvicinarsi di una eruzione e permettere di iniziare a studiare un piano di sgombero e di sicurezza per gli abitanti della regione vulcanica.