Scienza e Tecnologia

Yuval Noah Harari: “Ecco come sarà l’essere umano in futuro”

Yuval Noah Harari: "Ecco come sarà l'essere umano in futuro"

Yuval Noah Harari: “Ecco come sarà l’essere umano in futuro”

ROMA – La prossima industria da miliardi di dollari non fornirà prodotti o servizi ma punterà all’aggiornamento, all’evoluzione dell’essere umano. Secondo alcuni esperti, l’uomo avrà accesso a una tecnologia che permetterà di “diventare simili a dèi”.

Yuval Noah Harari, autore del best-seller “Da animali a dèi“, ha tuttavia avvertito che poiché non tutti avranno le possibilità economiche di utilizzare la tecnologia, potrebbe esserci un divario che innescherebbe “vecchie ideologie razziste” ma stavolta, le differenze saranno “progettate e realizzate”.

La più grande industria del XXI secolo sarà probabilmente quella che riguarderà l’aggiornamento degli esseri umani e “Harari analizza nel romanzo “Da animali a dei”, il triste futuro dell’umanità, l’ascesa di una classe inutile”, afferma Jeremy Olshan al MarketWatch.

Sul pianeta, a un certo punto, si è affacciata la scienza, spingendo a livelli tecnologici mai prima nemmeno ipotizzabili ed è qui che entra in gioco la profezia di Harari.

“L’uomo acquisirà capacità che in passato erano considerati divine, come l’eterna giovinezza, la lettura del pensiero, e la capacità di progettare la vita”.

Anche se queste ipotesi possono sembrare esagerate o da film di fantascienza, i giganti mondiali della tecnologia stanno già al lavoro per trasformarle in realtà.

Google ha una divisione che si concentra esclusivamente su come “vincere la morte”, ha osservato Harari.
Ma anche se è previsto un boom sul fronte “aggiornamento” degli esseri umani, non significa che tutti lo sperimenteranno. Proprio come era costoso il passaggio dal cellulare a conchiglia all’iPhone, così lo sarà diventare un essere più evoluto.

I miglioramenti determineranno “una maggiore disparità di reddito rispetto al passato”, ha detto Harari e la disuguaglianza economica potrebbe effettivamente essere considerata la disuguaglianza biologica.

Harari ritiene inoltre che gli esseri evoluti avranno meno cose da fare durante il giorno, visto che la maggior parte dei compiti sarà eseguito da robot e intelligenza artificiale, e potranno giocare con il computer, trascorrere l’esistenza immersi nella realtà virtuale.

Oltre all’aggiornamento degli esseri umani, Harari prevede anche un mondo in cui l’umanità potrebbe diventare “inutile” a causa delle crescenti capacità dell’intelligenza artificiale.

Storico e docente all’Hebrew University a Gerusalemme, Harari paragona il destino degli esseri umani a quello del protagonista della favola che gridava al lupo, spiega il Guardian.

Gli esseri umani hanno da tempo previsto che le macchine avranno il sopravvento su gran parte della nostra società ma molte di queste previsioni non si sono ancora avverate. Harari afferma che alla fine, come il lupo, l’intelligenza artificiale realizzerà ciò che molti temono con il risultato che l’essere umano rimarrà senza lavoro e privo di scopi, aggiunge il Guardian.

“Quali progetti dovremmo intraprendere e come potremo potreggere questo fragile pianeta e l’umanità stessa dai nostri poteri distruttivi?”, è la domanda di Harari che tuttavia ritiene che “questi “poteri distruttivi” hanno già iniziato a prendere piede”.

L’intelligenza artificiale ha già iniziato a superare gli esseri umani in molti settori e non c’è alcuna garanzia che saremo in grado di tenere il passo. I bambini di oggi si troveranno ad affrontare le conseguenze”, ha detto Harari al Guardian.

“La maggior parte di ciò che i ragazzi ora imparano a scuola o all’università sarà probabilmente irrilevante quando avranno 40 o 50 anni”.

“Se vorranno avere un posto di lavoro, capire il mondo, responsabilizzarsi per quanto sta accadendo, le persone dovranno reinventarsi sempre più velocemente”.

L’essere umano, diventando funzionalmente “inutile” al confronto dell’IA, potrebbe non avere più valore agli occhi dei sistemi politici ed economici e perdere, dunque, il suo scopo.

Le emozioni umane potrebbero essere controllate e sollecitate da farmaci e dalla realtà virtuale invece che da esperienze di vita reale, conclude il Guardian.

Per evitare questo triste esito, l’autore suggerisce agli esseri umani di prendere la questione molto sul serio. Non lasciare che il destino dell’IA venga esclusivamente discusso dagli scienziati, ma diventi parte dell’agenda politica così da ampliare la visione di quanto potrebbe accadere e contribuire a “decidere il corso futuro del genere umano”, ha suggerito Harari.

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