Blitz quotidiano
powered by aruba

Chiamate dai call center? Basta un sms per difendersi ma…

ROMA – Stanchi delle continue telefonate dei call center che nelle ore più disparate vi subissano di offerte pubblicitarie? Da oggi basta un sms con scritto TPS e il vostro numero di telefono, seguito dal codice 78070. Peccato che il servizio sia riservato ai soli cittadini della civilissima Inghilterra. Mentre l’Italia continua ad essere terra di selvaggio telemarketing.

Gli inglesi lo chiamano “text-to-register” (sms per registrarsi) ed è nulla più di un banalissimo sistema automatico per inserire il proprio numero nel database degli “utenti da non chiamare”. In Italia uno strumento simile c’è: si chiama Registro Pubblico delle Opposizioni ed è il solo ed unico mezzo che abbiamo per chiedere di non essere disturbati. Questo “rivoluzionario” strumento posto a tutela della nostra privacy ha fatto il suo esordio nel lontano 2011. Ma il guaio è che non funziona. O meglio, fa quello che la legge gli dice di fare. Perché come spesso accade nell’Italia burocratica e pasticciona, il problema sono le regole.

Registrarsi è relativamente facile, seppure non esista un sistema semplificato come quello inglese. Ma una volta assicuratosi il proprio posto nell’olimpo degli “intoccabili” non è detto che fili tutto come dovrebbe. Infatti il Registro ci tutela solamente da coloro i quali saccheggiano selvaggiamente le pagine dell’elenco telefonico. In pratica registrandoci vietiamo alle aziende di telemarketing solo una cosa: di usare il numero se lo trovano sulle Pagine Bianche. Nulla può fare invece il Garante per la Privacy per tutelarci se quel numero lo hanno ottenuto in altro modo. Come? Ce lo estorcono con l’inganno e la distrazione: quando, ad esempio, attiviamo un’utenza, compriamo un biglietto online, prenotiamo un el, compiliamo un modulo per ottenere una promozione o una carta fedeltà. In tutti questi casi firmando le famigerate “informative per la privacy” abbiamo espresso il nostro consenso e quello vale più del registro delle opposizioni.

Certo è che si può sempre fare espressa domanda a posteriori all’azienda di cancellare i nostri dati personali dal database e a mai più risentirci. Ma insomma, è pur sempre una procedura fin troppo onerosa a carico del singolo cittadino contro giganti, il più delle volte internazionali. Servirebbe un registro per così dire “universale”, che consenta la negazione totale del consenso, così come avviene negli altri Paesi europei. Ma al momento l’unica strada percorribile è quella delle segnalazioni al Garante, sebbene subissato.