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Classifica felicità: Danimarca prima, Italia 50° dietro…

ROMA – L‘Italia, fra il 2013 e il 2015, è il cinquantesimo paese al mondo per felicità dopo, fra gli altri, Uzbekistan, Malesia e Nicaragua in una classifica guidata dalla Danimarca. E’ il risultato del Rapporto mondiale della Felicità 2016, prodotto dal Sustainable Development Solutions Network (Sdsn), organismo dell’Onu. L’Italia conferma la posizione dello scorso anno, ma è tra i dieci paesi con il maggiore calo della felicità nel periodo considerato.

Il rapporto, presentato in occasione della giornata mondiale della Felicità delle Nazioni Unite, che ricorre il 20 marzo, sottolinea come “i dieci paesi con il maggiore calo nella valutazione media della vita in genere soffrono di un insieme di tensioni economiche, politiche e sociali. Tre di questi paesi (Grecia, Italia e Spagna) sono tra i quattro paesi dell’Eurozona più colpiti” dalla crisi. Il rapporto esamina i trend dei dati registrando come le persone valutano la loro vita su una scala che va da zero a dieci.

Le classifiche, basate su indagini in 156 Paesi nell’intervallo di tempo 2013-2015, rivelano un punteggio medio di 5,1 (su dieci). Sette variabili fondamentali spiegano i tre quarti delle variazioni nei punteggi annuali medi nazionali: il Pil reale pro capite, l’aspettativa di vita in buona salute, l’avere qualcuno su cui contare, la libertà percepita nel fare scelte di vita, la libertà dalla corruzione e la generosità. Ai primi dieci posti in classifica troviamo gli stessi paesi dello scorso anno ma in un ordine diverso: la Danimarca riconquista il primo posto, seguita da Svizzera, Islanda e Norvegia.

Seguono Finlandia, Canada, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Australia e Svezia. Gli Stati Uniti si classificano al tredicesimo posto, due posizioni più in alto rispetto allo scorso anno, la Germania sedicesima, il Regno Unito ventitreesimo e la Francia trentaduesima. “La misurazione della felicità percepita e il raggiungimento del benessere dovrebbero essere attività all’ordine del giorno di ogni nazione che si propone di perseguire obiettivi di sviluppo sostenibile”, ha affermato il direttore dell’Earth Institute presso la Columbia University, Jeffrey Sachs, tra i curatori del rapporto. “Al posto di adottare un approccio incentrato esclusivamente sulla crescita economica – aggiunge – dovremmo promuovere società prospere, giuste e sostenibili dal punto di vista ambientale”.