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Gioco d’azzardo, la percezione sociale: solo lo 0,9% è “giocatore problematico”

Gioco d'azzardo, la percezione sociale: solo lo 0,9% è "giocatore problematico"

Gioco d’azzardo, la percezione sociale: solo lo 0,9% è “giocatore problematico”

ROMA – La Fondazione Bruno Visentini ha presentato giovedì 11 maggio in LUISS, con la partecipazione del Sottosegretario dell’Economia e Finanze Pier Paolo Baretta, i risultati di una propria ricerca su “LA PERCEZIONE SOCIALE DEL GIOCO D’AZZARDO IN ITALIA”, realizzata su incarico della Fundaciòn CODERE spagnola e coordinata da Fabio Marchetti e Luciano Monti, Condirettori scientifici FBV.

Hanno introdotto i lavori Giuseppe Di Taranto, Ordinario di Storia Economia e Impresa LUISS-Membro Comitato Scientifico Ristretto FBV, Josè I. Cases Méndez, Vice Presidente Fundaciòn CODERE, Gustavo Visentini, Direttore Scientifico FBV, con gli interventi di Ferdinando Pagnoncelli, Presidente IPSOS e Alejandro Pascual, Consigliere Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici in rappresentanza di SGI. L’evento è stato moderato da Gennaro Sangiuliano, Vice Direttore TG1-RAI.

ll “Rapporto 2017” della Fondazione sulla percezione sociale del gioco d’azzardo in Italia – speculare rispetto a un analogo Rapporto realizzato in Spagna dalla Università Carlos III di Madrid – compie un’analisi a livello territoriale, di genere, per classi di età e sociale del gioco “fisico” e on line in Italia, su un campione di 1.600 intervistati (a cura di IPSOS). Ed evidenzia come in Italia – dove si stima che oltre il 44,0% dei cittadini tra i 18 e i 75 anni ha giocato almeno una volta nell’ultimo anno – solo lo 0,9% (secondo il PGSI, Indice di gravità del gioco problematico) deve considerarsi “giocatore problematico”.

La stragrande maggioranza dei cittadini ha un rapporto sereno con il gioco pur nelle diversità culturali e territoriali (il gioco preferito dagli Italiani continua a essere quello del Gratta&Vinci seguito dalla Lotteria Italia per le donne e dal Superenalotto per gli uomini, ma la percentuale maggiore di giocate è invece concentrata per quasi il 50% nelle Newslot e Videolottery).

Il primo paragone corre con il vino, laddove, benché oltre un italiano su due di 11 anni e più dichiara di aver bevuto vino almeno una volta nel corso dell’anno, soltanto il 2,4% di questi ne assume oltre mezzo litro al giorno e il 4,8% tra i 25 e i 44 anni dichiara un consumo abituale eccedentario di bevande alcoliche in generale. Percentuale che scende al 3,1% se si considerano solo le donne (ISTAT, Indagine sulla vita quotidiana, 2016).

Ne consegue che, come per il vino (uno dei prodotti di eccellenza del nostro Paese), anche per il gioco d’azzardo non è il consumo il problema, ma il suo eventuale abuso o utilizzo non regolamentato: giocare on line mentre si guida è pericoloso come farlo con un tasso alcolico superiore a quello consentito. E bere un vino prodotto con additivi o coadiuvanti oltre la norma è come giocare presso un fornitore non legalizzato.

Il gioco, come il vino, rappresenta un volano importante dal punto di vista economico e occupazionale: il primo rappresenta circa l’1,1% del PIL, garantendo 150.000 occupati, mentre il secondo rappresenta lo 0,6% del PIL.

Non solo, ma i dati del Rapporto FBV dimostrano come non sia vero che a giocare siano i meno abbienti, bensì il consumo di servizi legati al gioco cresce con l’aumento del livello di benessere e di istruzione dell’utente, a riprova che esso è parte integrante dell’utilizzo del proprio tempo libero. In particolare, tra i laureati il 47,0% risulta essere consumatore di gioco d’azzardo. In conclusione Gioco e Sviluppo non sono tra loro in contraddizione, bensì possono essere considerati componente del benessere.

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