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Gratta e Vinci e slot machine: proibizionismo…non è la soluzione

ROMA –  Vietato tentare la fortuna dalle 7,30 alle 9,30, dalle 12 alle 14 e dalle 19 alle 21. A Bergamo, per comprarti un Gratta e Vinci, devi iniziare a organizzarti, oppure rischi di non essere ricevuto dalla dea bendata, suo malgrado. E’ il risultato dell’ordinanza emanata lo scorso giugno dal sindaco, Giorgio Gori, per “contrastare fenomeni patologici connessi al gioco compulsivo”. Una decisione che non è passata inosservata, anzi, il primo cittadino è stato denunciato dai tabaccai alla Corte dei Conti per presunto danno erariale.

LA CROCIATA ANTISLOT, non s’ha da fare? Non bisogna mai perdere di vista quello che è ritenuto il fine ultimo e più importante di ogni legislazione antislot, ovvero la lotta alla dipendenza patologica dal gioco d’azzardo. Sotto questo punto di vista, il proibizionismo non si rivela efficace, perché ogni amministratore dotato di buona volontà deve rassegnarsi a un dato di fatto: chi ha la passione del gioco non smetterà di soddisfare il suo bisogno, consapevole o meno di alimentare canali illeciti, gestiti dalle organizzazioni criminali, che sfuggono al controllo statale.

Un esito spiacevole che potrebbe perfino accrescere il problema della ludopatia, in cui incappano i giocatori compulsivi, i quali non rappresentano il totale della categoria. Per fare un altro esempio, è evidente che non tutti i bevitori di vino siano alcolizzati. Ma nell’ottica dell’ordinanza contro il gioco, potrebbero essere privati del loro aperitivo a priori. Perché ciò non avviene? Uno Spritz non costa meno di un Gratta e Vinci o una giocata alle macchinette. Chi ha partecipato a qualche convegno organizzato dagli attori della filiera del gioco sa che questi ultimi suggeriscono un’altra via al proibizionismo: educare il giocatore, formarlo, assisterlo, evitando di colpevolizzare la sua passione e garantendogli un canale lecito cui appellarsi.

TRA I DUE LITIGANTI IL TERZO INCASSA, lo Stato. Secondo quanto riportato da L’Eco di Bergamo, il danno erariale seguito all’ordinanza di Gori “ammonterebbe a circa 7,6 milioni mentre la stima su base annuale sarebbe pari a 2,5 miliardi l’anno”. Dati che i tabaccai stanno strategicamente cercando di mettere in evidenza per mostrare un lato ancora poco conosciuto del gioco, soprattutto ai giocatori stessi. Che lo Stato si arricchisca con l’azzardo (legale), è una realtà di fatto.

Basta dare un’occhiata al Libro Blu 2015 dei Monopoli: lo scorso anno, le entrate erariali hanno superato gli 8 miliardi di euro, contro i 7,9 miliardi dell’anno precedente. Cifre che stimolano necessariamente una domanda: perché molti politici disprezzano il gioco se poi, di fatto, è lo Stato stesso a trarne benefici? Mettiamola così: la pressante attenzione che i tabaccai stanno riservando ai mancati introiti erariali potrebbe trasformarsi per loro in un boomerang. Un giorno un giocatore potrebbe stancarsi e dire: “Con tutte le spese che ho, ci manca solo che finanzio ulteriormente il Paese”. Allora sì, smetterà di giocare. Non certo per l’ordinanza antislot….