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Lady Diana, il ricordo di Sami Nair: “Quella notte aveva un viso d’angelo, l’angelo della morte”

Lady Diana, il ricordo di Sami Nair: "Quella notte aveva un viso d'angelo, l'angelo della morte"

Lady Diana, il ricordo di Sami Nair: “Quella notte aveva un viso d’angelo, l’angelo della morte” (Foto Ansa)

PARIGI –  “Aveva un viso d’angelo. L’angelo della morte”: Sami Naïr ricorda così Lady Diana. Lui, un intellettuale prestato alla politica, all’epoca era un consigliere del ministero degli Interni francesi, e quella notte del 31 agosto 1997 si ritrovò a fare le veci del ministro Jean-Pierre Chevènement.

Fu Nair ad essere chiamato  all’ospedale di la Pitié-Salpêtriere di Parigi, dove la principessa di Galles arrivò ormai in fin di vita dopo lo schianto in auto nel tunnel de l’Alma. Uno schianto che aveva ucciso il compagno di Diana, Dodi El Fayed, figlio del magnate egiziano Mohammed El Fayed, e l’autista, Henri Paul. Mentre Diana e la guardia del corpo di El Fayed, Trevor Rees-Jones, erano sopravvissuti.

All’epoca Nair aveva 51 anni, Diana 36. Lui non aveva mai visto nemmeno una sua foto quando venne avvertito che era accaduto qualcosa di grave che coinvolgeva una personalità, probabilmente la principessa del Galles. Chiamò il prefetto di Parigi, che gli confermò che si trattava proprio di lei. Poi, insieme al ministro Chevènement, si precipitò in ospedale.

“Aveva un viso angelico”, ricorda oggi Naïr in un colloquio con El Pais riportato da Repubblica. “Era molto pallida. Bionda”.

 

Erano quasi le 2 di notte e pochissime persone sapevano dell’incidente. Il primo ministro francese, Lionel Jospin, fu informato successivamente. Il presidente, Jacques Chirac, non si trovava, e restò in una località sconosciuta (qualcuno dice insieme ad una donna) fino al giorno seguente.

In ospedale arrivò l’ambasciatore britannico, sir Michael Jay, ricorda Nair:

“L’ambasciatore cominciò a piangere, a piangere, a piangere, come un bambino. Chiamammo Jospin e lui ci chiese di informare la Regina”,

Alle 4:30 del mattino in ospedale arrivò il padre di Dodi El Fayed: 

“Vidi un uomo molto alto, pallido, ma con un modo di fare, una nobiltà, straordinari. Diceva: è il destino, Dio ha voluto così. Chiese di vederla. Il ministro acconsentì. Andò da lei. Posò la mano sulla sua fronte”.

Quindi Nair preparò il comunicato stampa con Chevènement e rimase in ospedale fino all’arrivo del principe Carlo, l’ex marito di Diana. Nair si rese conto delle dimensioni di ciò che aveva appena vissuto:

“Mi resi subito conto dell’importanza di ciò che era successo. La mia prima reazione fu quella di tacere, di evitare i giornalisti. Mi offrirono molti soldi per parlare, soprattutto gli americani, ma non ho mai accettato. Un giorno scriverò un libro intitolato La mia notte con Lady D”.

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