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Italiani analfabeti, la metà di loro legge ma non capisce. Indagine Ocse

Analfabetismo, la metà degli italiani legge ma non comprende

Analfabetismo, la metà degli italiani legge ma non comprende

ROMA – La maggior parte degli italiani a stento riesce a comprendere la posologia di un farmaco: il 5% non capisce quanto scritto sul bugiardino. La metà poi, non è in grado di discernere le informazioni su un foglio di istruzioni. Per non parlare di come montare il sellino di una bici: il 33% di fronte a una pagina contenente più informazioni non è in grado di individuare la soluzione del problema. E’ il nuovo alfabetismo che avanza e  che a differenza di quello classico di chi non sapeva né leggere né scrivere, si è fatto più subdolo: è quello di chi sa leggere, ma non comprende.

A misurare il nuovo fenomeno è un’indagine dell’Ocse, denominata All, Adult Literacy and Life Skills). I test di prose literacy, così vengono chiamati, sono stati somministrati a persone di età compresa tra i 16 e i 65 anni, in sette paesi del mondo : Bermuda, Canada, Italia, Norvegia, Svizzera, Usa e Messico. Peggio di noi soltanto i messicani del Nuevo Leòn. Il rapporto è ancora parziale, ma i primi dati non sono certo rassicuranti.

Scientificamente si chiama analfabetismo funzionale e designa l’incapacità di un individuo di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana.

San raffaele

I test sono organizzati per livelli. Il primo step, superato il quale si dimostra di avere una competenza alfabetica “al limite dell’alfabetismo” è quello che prevede di decifrare l’etichetta di un farmaco sulla quale è riportato il numero di giorni di assunzione del medicinale. Il 5% degli italiani non è in grado di comprenderlo. Il secondo livello richiede di seguire le istruzioni per curare una pianta ornamentale. Il breve testo, contenente due informazioni diverse è comprensibile solo per la metà della popolazione. Il terzo livello richiede di montare un sellino, il 33% ha una capacità di linguaggio troppo limitata per riuscire a farlo.

Ma chi sono gli analfabeti del nuovo millennio? Simonetta Fiori, sul quotidiano la Repubblica, riassume così le caratteristiche degli illetterati:

oltre al tradizionale serbatoio di pensionati e casalinghe (attenzione: non vecchietti e vecchiette, visto che il target va dai 16 ai 65 anni), la fascia più vulnerabile è quella che include i disoccupati dai 26 ai 35 anni. Finita la scuola, le competenze tendono a diminuire, specie quando non vengono avviati nuovi processi di apprendimento legati al lavoro. E l’analfabetismo di ritorno minaccia di inghiottire le leve più giovani, proprio quelle a cui è affidato il futuro del paese.

Geograficamente sono così distribuiti:

Lo zoccolo duro coinvolge le fasce anagraficamente più elevate, distribuito soprattutto nel Mezzogiorno e nelle isole, nei piccoli centri più che nelle grandi città. Ma le inchieste condotte da Vittoria Gallina — la studiosa che con pazienza certosina da oltre dieci anni monitorizza il popolo italiano — ci dicono che gli analfabeti di ritorno si annidano anche tra i piccoli imprenditori del Nord Italia, in Lombardia più che in Piemonte.

Repubblica sottolinea poi come la migliore nemica degli analfabeti sia la tecnologia, utile a colmare le lacune dei più ignoranti.

“Non siamo più in grado di leggere una mappa stradale o di fare un calcolo? Navigatore e calcolatrice sono lì per aiutarci […] Se devo far dei conti, vado dal commercialista. Se devo evadere il fisco, mi consulto con il mio notaio. E per i documenti mi rivolgo a un’agenzia di servizi. Questo è il nuovo modello di adulto e di felicità”.

Insomma l’illetteralismo del nuovo millennio va a braccetto con la tecnologia e con il benessere economico. Basta avere abbastanza soldi e la soluzione del problema è acquistabile, anche online. Ma questo significa aggirare e non arginare il fenomeno.

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