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Merdacotta, nuovo materiale per piastrelle, piatti, vasi…

MILANO – Non si può lucidare lo sterco, così dice un proverbio. Ma può essere trasformato in oggetti di arredamento per la casa, come dimostra il nuovo materiale chiamato “merdacotta“. Realizzato in argilla e sterco di mucca, può essere modellato così da realizzare piastrelle, stoviglie, vasi e water. Un’ installazione di oggetti realizzati in merdacotta, quest’anno è stata presentata al Salone del Mobile di Milano. Luca Cipelletti, l’architetto che ha contribuito a ideare la mostra, racconta: La gente sorride e pensa che sia divertente parlare di cacca, ma dietro a tutto questo stiamo esplorando idee interessanti e filosofiche sull’uomo, sull’arte e la natura, nonché sul concetto di trasformazione”.

La storia della merdacotta è iniziata quando Gianantonio Locatelli, un contadino del nord Italia, si rese conto che i suoi 2.500 bovini di razza producevano 30.000 litri di latte al giorno, e la sconcertante cifra di 100.000 kg di letame giornalieri. Desideroso di fare qualcosa con questo sottoprodotto nocivo, ha investito su qualcuno che potesse trasformare gli escrementi in fertilizzante e gas metano per l’energia elettrica. Il passo successivo era quello di estrarre l’urea (da cui si produce la plastica), seccare il miscuglio dal quale era stato tolto il metano e usarlo come materia prima per fabbricare gesso, mattoni e altri oggetti.

L’incontro tra Cipelletti, Gaspare Luigi Marcona (artista e curatore) e Massimo Valsecchi (collezionista) ha portato alla luce l’idea di un Museo della Merda. Aperto nel Maggio 2015 con una serie di installazioni, i pezzi evidenziano l’approccio innovativo e sostenibile dell’agricoltura, così come il meno noto utilizzo delle feci come materiale da costruzione nelle civiltà antiche o addirittura come ingrediente essenziale in molte pozioni curative.

Fotografie e video mostrano le diverse fasi del processo della merdacotta. Un video mostra una mucca di Locatelli fare una lunghissima – e rumorosissima – cacca; un altro mostra un trattoreche sposta a fatica tonnellate di escrementi. Immagini indimenticabili, come le tele dell’artista Roberto Coda Zabetta, decorate con una miscela altamente strutturata di escrementi e pigmenti. La mostra si conclude con dei maestosi fossili di sterco (coprolite) di 200 anni, e un negozio di souvenir dove acquistare tazze realizzate in merdacotta al costo di 10 euro.

La missione del Museo della Merda è mostrare il potenziale delle feci. Da qui è nato a Milano il recente lancio della serie Prodotti Primordiali in merdacotta. Con il desiderio di affermare lo slogan “no alla forma, si alla sostanza”, Cipelletti afferma che l’assortimento basico, quasi primitivo, di stoviglie, mobili e pezzi d’arte, sono una sorta di “anti-design”, mettendo in discussione cosa sia realmente il “design”.

Le superfici ruvide e tattili dei prodotti rimandano alle loro origini naturali. “Le imperfezioni sono dovute alla paglia nello sterco essiccato”, spiega Cipelletti. “Quando i pezzi sono cotti a 1.000 gradi, la paglia brucia e lascia alcuni buchi e imperfezioni. E’ un po’ come era un tempo la terracotta prima che il processo di manifattura diventasse così industrializzato”.

Se le tazze, le ciotole e i piatti in merdacotta verranno utilizzati per mangiare e bere, è tutto da vedere. Nonostante i prodotti vengano sottoposti a una temperatura di 1.000 gradi, smaltati e poi infornati di nuovo, Cipelletti riconosce che alcune persone potrebbero avere un blocco psicologico nell’utilizzarli. Ma non importa, dice. “Ci si può mangiare o appenderli al muro, quello che volevamo fare era proporre il tema del cibo e della digestione”.

Quello che è certo, comunque, è che questo progetto a basso costo di oggetti primordiali basati sulla cacca è stato un successo. Ha vinto il Design Award di Milano contro altre 1.200 opere circa, inclusi progetti di aziende come Nike, Panasonic, Audi e Vitra, tutte con un budget assai più ricco. Il suo successo a quanto pare, dimostra che le persone sono affascinate da un design che si unisca significativamente alla natura e aiuti a risolvere la grande, urgente questione ambientale.

“Questo progetto fa sì che le persone riflettano e si chiedano “in che direzione stiamo andando? Cosa è davvero il design? Perché tutto deve muoversi così velocemente?”, afferma Cipelletti. “Forse abbiamo bisogno di rallentare, di ammettere che siamo andati troppo lontano, troppo oltre”. Merdacotta è la perfetta espressione di questi sentimenti: trarre il meglio da ciò che già abbiamo. Anche se quello che già abbiamo è la merda.


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