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Papa Francesco scrive a Scalfari: bene e male nella coscienza di tutti

Papa Francesco ha scritto a Eugenio Scalfari, che due volte, l’ultima il 7 agosto, aveva interpellato il Papa su fede e laicità.

Papa Francesco ha scelto la forma di una lettera, che, pur essendo indirizzata al “Pregiatissimo Dottor Scalfari”, il giornale sterilizza in un più collettivo “Papa Francesco scrive a Repubblica“.

Segue una sintesi di quanto scrive il Papa:

“Mi chiede se il Dio dei cristiani perdona chi non crede e non cerca la fede”; “la questione per chi non crede in Dio sta nell’obbedire alla propria coscienza. Il peccato, anche per chi non ha la fede, c’è quando si va contro la coscienza”.

“Mi chiede se il Dio dei cristiani perdona chi non crede e non cerca la fede. Premesso – ed è la cosa fondamentale – che la misericordia di Dio non ha limiti se ci si rivolge a lui con cuore sincero e contrito, la questione per chi non crede in Dio sta nell’obbedire alla propria coscienza. Il peccato, anche per chi non ha la fede, c’è quando si va contro la coscienza. Ascoltare e obbedire ad essa significa, infatti, decidersi di fronte a ciò che viene percepito come bene o come male. E su questa decisione si gioca la bontà o la malvagità del nostro agire”.

“Cosa dire ai fratelli ebrei circa la promessa fatta loro da Dio: è essa del tutto andata a vuoto? È questo un interrogativo che ci interpella radicalmente, come cristiani, perché, con l’aiuto di Dio, soprattutto a partire dal Concilio Vaticano II, abbiamo riscoperto che il popolo ebreo è tuttora per noi la radice santa da cui è germinato Gesù. Anch’io molte volte nella preghiera ho interrogato Dio, in modo particolare quando la mente andava al ricordo della terribile esperienza della Shoah. Le posso dire che mai è venuta meno la fedeltà di Dio all’alleanza stretta con Israele e che, attraverso le terribili prove di questi secoli, gli ebrei hanno conservato la loro fede in Dio. E di questo, a loro, non saremo mai sufficientemente grati, come Chiesa ma anche come umanità.

“La grandezza dell’uomo sta nel poter pensare a Dio. Ma il rapporto è tra due realtà. Dio non è un’idea, sia pure altissima, frutto del pensiero dell’uomo. Dio è realtà con la R maiuscola. Dio non dipende dal nostro pensiero. Del resto, anche quando venisse a finire la vita dell’uomo sulla Terra – e per la fede cristiana, in ogni caso questo mondo così come lo conosciamo è destinato a venir meno – , l’uomo non terminerà di esistere e, in un modo che non sappiamo, anche l’universo creato con lui”.


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