Blitz quotidiano
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Ripa dei Settesoli, la solidarietà è di casa a Trastevere

A Ripa dei Settesoli i frati come esempio di accoglienza senza distinzione di razza, sesso o religione.

ROMA – A Roma c’è un luogo in cui ogni individuo, vivendo relazioni d’amore, libere e rispettose, può esprimere la propria unicità, valorizzare i propri talenti e lavorare sui propri limiti attraverso l’impegno personale e la collaborazione degli altri fratelli.

Questa è Ripa – Rinascere insieme per Amore – dei Settesoli, una onlus dei Frati Francescani Minori della chiesa di San Francesco a Ripa che dal 2011 hanno creato due centri di accoglienza, uno a Valmontone e l’altro proprio accanto alla loro Chiesa, a Trastevere, nel cuore della capitale.

Il centro accoglie persone bisognose, persone senza una famiglia e i frati non fanno differenze: ci sono italiani che hanno perso il lavoro e si sono trovati senza un tetto e senza la possibilità di andare avanti, rifugiati in fuga dalle proprie terre, musulmani, agnostici ma soprattutto ci sono tanti giovani.

A Ripa c’è Kantigi (così abbiamo deciso di chiamarlo per non usare il suo nome) che dal Senegal è andato in Libia dove ha lavorato per due anni per poi essere derubato di ogni cosa e vedere i suoi amici uccisi. Allora si è imbarcato per venire in Italia e qui ha lavorato per 6 mesi in un magazzino senza mai essere stato pagato. Da lì è arrivato a Ripa dove ha potuto fare un corso di formazione per diventare cameriere e ora cerca lavoro con il sogno di poter tornare dalla mamma in Senegal. Kantigi ha 22 anni.

E poi c’è Loni, che di anni ne ha solo 19. Due anni fa è partito dal Distretto di Mat in Albania, a 100 km da Tirana, ed è arrivato via mare a Bari con alcuni suoi coetanei. Una volta a Roma, finisce in un centro di pronta accoglienza per minori stranieri non accompagnati per uscirne il giorno del suo diciottesimo compleanno. Allora, trova accoglienza presso la comunità dei francescani a Valmontone e ha la possibilità di cominciare a realizzare il suo sogno: Loni diventa un artista.

Si può aiutare Ripa offrendo corsi di formazione gratuiti o con donazioni ma anche lavorando come volontari. Adesso ce ne sono circa 40 e si alternano nelle pulizie, nei servizi in cucina, danno lezioni agli ospiti e, la cosa più importante, danno agli ospiti la possibilità di aprirsi al mondo, di avere un contatto esterno, di fidarsi nuovamente del prossimo.

Diverse, poi, le attività aperte al pubblico: una volta al mese viene organizzato il Friar Pub, un vero e proprio pub ad offerta gratuita dove volontari, ospiti e frati cucinano hamburger, dog e servono gli ospiti raccontando loro la storia di Ripa.

Proprio in questi giorni, Ripa ha allestito uno spazio espositivo all’Isola Tiberina, messo a disposizione dagli organizzatori del TIberfest, gratuitamente. Lo spazio ospita gli oggetti creati dei ragazzi con materiali di riciclo come simbolo della loro rinascita ed è possibile fare un’offerta e portarli a casa come segno di apprezzamento per il loro impegno e come supporto all’intero progetto. In esposizione anche i quadri di Loni, anch’essi creati con materiali di scarto, che non sono in vendita ma destinati ad altre esposizioni.

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