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SONDAGGIO Ignazio Marino si dimette o no? Vota

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ROMA – Ignazio Marino si dimette o non si dimette? E’ la domanda che tutti si stanno ponendo a Roma (e non solo) in queste ore. Definire assediato il sindaco è ormai riduttivo, visto che anche il vicesindaco Marco Causi e gli assessori dell’ultimo rimpasto (l’assessore ai trasporti Stefano Esposito, l’assessore alla scuola Marco Rossi Doria, l’assessore al Turismo Luigina Di Liegro). Oltretutto il Pd (il partito del sindaco) e Sel (l’altro partito che appoggia la sua Giunta) hanno detto in tutte le salse che spingeranno perché Marino si dimetta. Eppure lui è ancora lì e, giura chi lo conosce, non ha intenzione di andarsene.

Anche perché le dimissioni non si annunciano, si rassegnano. Anche se quelle di Marino sembrano inevitabili.

Ma perché inevitabili? Prima cosa perché Marino ha confessato. In pochi lo hanno scritto se non tra le righe. Eppure, decidendo e annunciando ai romani che restituirà 20mila euro e non utilizzerà più la carta di credito del comune, il sindaco ha confessato di aver pasticciato con le note spese. Davanti a manifesta confessione scatta una legge inevitabile della politica: individuare il danno maggiore e limitarlo. Fino al pasticcio delle note spese il danno maggiore, per il Pd che Marino li ha messo e provato a sostenere, è Roma con un sindaco dimissionario durante il Giubileo.

Ora il danno maggiore è un sindaco con le note spese pasticciate prima durante e dopo il Giubileo. E cosa era, se non gestire il danno, la scelta di commissariare di fatto il Giubileo affiancando a Marino il prefetto Gabrielli? Il sindaco ha finto di non cogliere. Ha imbarazzato Gabrielli e un’intera platea di uditori con una battuta fuori luogo proprio perché vera, una di quelle cose su cui non c’è da ridere, definendo il prefetto la sua badante.

Seconda cosa, Matteo Renzi non ne può più. Non solo in senso di malumori e di personale disistima. Non ne può più politicamente perché non può permettersi di avere un sindaco Pd in queste condizioni. Bersaglio quotidiano e costante non solo di polemica politica ma persino di iniziative della magistratura. Un sindaco che ogni giorno, a ogni esternazione, a ogni viaggio non richiesto, a ogni auto in divieto di sosta, a ogni nota spese pasticciata, costa al Pd migliaia di voti. Quindi il problema non è se. Il problema è solo quando.

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