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Buffon, dal “boia chi molla” a Renzi: “Delle sue riforme…”

ROMA – Su Matteo Renzi, Gigi Buffon sembra aver trovato quel leader che cercava da tempo: “Mi piace il suo vigore, il suo dinamismo, trasmette entusiasmo. Ci mette la faccia e ci prova. Probabilmente farà degli errore ma abbiamo bisogno di leader coraggiosi. So che il cambiamento ha bisogno di molta energia positiva, spesso mette paura”.

“Ci sono stati un paio di episodi che lo hanno fatto pensare – dice a Chicco Testa sull’Unità -. Uno per l’appunto è stata la maglietta con la scritta ‘boia chi molla’. Avevo 18 anni e giuro che non avevo idea dell’origine di quel motto e di chi lo aveva usato”.  Buffon dice di averlo letto sul banco di un compagno di scuola: “Sembrava adatto a esprimere il mio stato d’animo in quel momento”. E come dimenticare quell’uscita che ha fatto imbestialire la comunità ebraica, quando rientrato in campo dopo l’incidente che lo costrinse a saltare gli Europei del 2000, si presentò in campo con la maglia numero 88: “Vai a saperlo, credo non lo sapesse proprio nessuno che era un numero legato al nazismo, in quanto la lettera n.8 dell’alfabeto è la H. La stessa di ‘Heil Hitler’. Fu la comunità ebraica a segnalarlo e accusarmi. Ma, ti giuro – dice ancora Buffon – cascai dalle nuvole”.

Eppure a sentirlo parlare ancora oggi, Buffon tutto sembra tranne che un nostalgico dell’Unione sovietica. Prese le distanze dai due episodi che lo hanno messo in croce da ragazzo, è sugli ultimi che il capitano juventino non indietreggia di un millimetro, come quando ha fatto una dedica a Fabrizio Quattrocchi: “Era il suo anniversario, morì cercando di levarsi il cappuccio che gli avevano messo in testa per guardare in faccia i suoi assassini e dicendo loro: ‘adesso vi faccio vedere come muore un italiano”.

Ma anche su questo prova a metterci una pezza, ricordando come Quattrocchi fu insignito della medaglia d’oro al valore civile da Carlo Azelio Ciampi: “Non certo un uomo di destra”.

Infine Buffon passa dall’esaltazione dell’impegno degli ultimi presidenti della Repubblica (“Per rilanciare il senso dell’orgoglio nazionale, riportare in auge l’inno nazionale e la bandiera”), passando per il sostegno un tempo a Mario Monti, oggi alla riforma costituzionale del governo Renzi. E si lancia in una chissà quanto personale analisi: “Ci sono due cose che mi piacciono nelle riforme promosse dal Governo – ha detto – La fine del bicameralismo perfetto, una particolarità che abbiamo solo noi in Italia e che allunga enormemente i tempi delle decisioni. E la riforma elettorale fatta per dare stabilità ai futuri governi, assicurando un premio di maggioranza a chi raggiunge il 40% o vince al ballottaggio. Spero che la gente vada a votare con la propria testa e informata – si spinge a dire il capitano azzurro -. Che non prevalga come spesso capita il voto di scambio o la demagogia”.

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