Blitz quotidiano
powered by aruba

Calcio interviste tv, vaffa è regola. Pagate oro, perché?

MILANO – Calcio interviste tv, vaffa è regola. Pagate oro, perché? . L’ultimo, in ordine di tempo, è stato l’allenatore del Milan Sinisa Mihajolvic. Il suo Milan ha appena vinto di rigore giocando non benissimo (eufemismo) con l’Alessandria. Il giornalista Rai Marco Bucciantini osa chiedergli qualcosa a proposito del viaggio a vuoto in Cina di Luis Adriano e Mihajlovic risponde testuale: “Non mi prendere per il culo”.  Solo qualche giorno prima sempre Mihajlovic, stavolta a Sky, interrotto da un giornalista, si toglie l’auricolare e se ne va. Senza possibilità di replica. Evitato il vaffa plateale ma non lo sgarbo.

Salto indietro di qualche mese. Fine settembre. L’Inter prende la sua prima scoppola di stagione, ne incassa 4 dalla Fiorentina. Nel dopo partita Eleonora Boi di Mediaset premium osa fare a Roberto Mancini la domanda che probabilmente migliaia di interisti si stanno facendo in quel momento: “Perché tanti cambi di modulo”. Una domanda di calcio. Ma Mancini risponde secco: “Fate domande più intelligenti”.

Qualche giorno prima, sempre a Mediaset, la parte del cafone la fa Massimiliano Allegri. E’ la Juve imbarazzante di inizio stagione, Michaela Calcagno chiede ad Allegri “in cosa manca la Juventus?”. Allegri si infuria, dice alla giornalista di guardare la classifica. E lo fa in modo stizzito e arrogante.

Quello sopra è un elenco parzialissmo che fa individuare una tendenza. Quella della regola del vaffa. Funziona più o meno così. Addetti ai lavori pagati profumatamente grazie soprattutto alle tv che gli fanno le domande rispondono in modo risentito, spesso volgare. Se la domanda è di campo non va bene, se la domanda è di fuori campo va ancora meno bene. Dà fastidio la domanda in quanto tale. Dà fastidio qualsiasi tentativo di scorribanda al di fuori del confortevole sentiero dell’ovvietà.

Ma qualcosa stride. Più di qualcosa. Le tv pagano (strapagano) per ottenere queste interviste. Pagano le chiacchiere del giocatore all’intervallo. Non si ricorda una sola dichiarazione di calciatore che valesse la pena sentire in due anni. Giustamente, del resto. Cosa dovrà mai dire un calciatore a metà partita? Le tv strapagano le società anche per avere interviste dei tecnici subito dopo la gara. Solo che i tecnici non rispondono quasi mai, il calcio funziona così. Se hanno perso sono sui nervi, il vaffa incombe alla prima osservazione che faccia vagamente subodorare la possibilità di un loro errore di valutazione. Se hanno vinto va bene così, non si scava comunque,  l’ovvio è il riparo sicuro di ogni chiacchierata.

Perché pagare così tanto per una collezione di vaffa e banalità? Non per gli ascolti. Non si segnalano picchi Auditel nel dopopartita per sentire cosa ha da dire il tuo allenatore. E’ una cosa un po’ per feticisti, un po’ per addetti ai lavori, un po’ per tifosi arrabbiati. Ma se non c’è il picco di ascolto non c’è neanche il picco di pubblicità. Il vaffa di Mihajlovic vale molto meno di un qualsiasi superspot in onda alle 20:44, con le squadre già al centro del campo.

Allora la domanda è una e una sola: perché non la smettono? Ne farebbero volentieri a meno gli allenatori e i calciatori, che dopo una partita vinta o persa che sia, vorranno andarsene a casa o in un locale, a mangiare, a ballare o a dormire. E probabilmente anche i giornalisti farebbero volentieri a meno di chiedere cose ovvie o di beccarsi dei vaffa alla prima alzata di capo. Non si smette perché la tendenza è quella opposta, quello del voyeurismo esasperato. Telecamere negli spogliatoi per inquadrare magliette appese, interviste al povero mediano che rantola sudato e vorrebbe solo andare negli spogliatoi. Interviste ad allenatori che hanno parlato un giorno prima in conferenza stampa, che spesso hanno parlato subito prima della gara. E che poi, a fine gara, devono andare a dire le stesse cose, come in una processione, a Sky, a Mediaset, alla Rai, alla Radio… Ne vale davvero la pena?

 

Mihajlovic si toglie l’auricolare e se ne va

Allegri risponde male a Michaela Calcagno

 


PER SAPERNE DI PIU'