Blitz quotidiano
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Riccardo Meggiorini eroe: “Così ho salvato la ragazza dalle botte del fidanzato”

VERONA – L’attaccante del Chievo, Riccardo Meggiorini, ha salvato una ragazza dalla furia del fidanzato che la stava picchiando, strappandole anche i vestiti. Il fatto è avvenuto la notte scorsa, in centro a Verona. Meggiorini, nella sua casa, è stato svegliato dalle grida di una donna, e sporgendosi alla finestra dell’appartamento ha notato in strada una ragazza che cercava di difendersi dalla violenza di un uomo. Il calciatore, 31 anni, di Isola della Scala (Verona), alla sua seconda stagione al Chievo, ha urlato prima alla ragazza di chiamare i carabinieri e poi si è precipitato in strada, bloccando l’aggressore con una spallata che lo ha fatto cadere a terra. E’ seguita una colluttazione tra i due, con Meggiorini che, avuta la meglio, ha immobilizzato il violento, fino all’arrivo dei carabinieri, che lo hanno portano via.

L’attaccante del Chievo ha ricostruito la vicenda in una intervista esclusiva rilasciata a Marco Calabresi della Gazzetta dello Sport.
«Stavo dormendo – racconta –, poi a un certo punto ho sentito le urla di una ragazza (sui 30 anni, racconteranno i Carabinieri di Verona, ndr). Le sento spesso, qui sotto la gente scherza, strilla e beve un paio di bicchieri di troppo, ma stavolta erano urla disperate». «Diceva “Lasciami, lasciami, vai via”. Cercava di scappare, un uomo la rincorreva e la raggiungeva. Così ho messo maglietta, pantaloncini e scarpe e mi sono precipitato giù, mentre la mia ragazza Silvia chiamava i Carabinieri». «Mentre correvo, vedevo da lontano che lui la prendeva e la strattonava – spiega –. Sono arrivato in fondo alla via e li ho raggiunti: l’aveva sbattuta contro una macchina, io gli ho dato una spallata e siamo finiti tutti a terra».

«Uno abituato gli avrebbe dato un cazzotto, ma io non ne ho mai dati in vita mia, neanche quando ero ragazzino. Non so neanche come si faccia. Per me è finita lì: non avevo il telefono con me, ma sapevo che i Carabinieri sarebbero arrivati qualche minuto dopo. E così è stato: l’ho immobilizzato, poi ho temporeggiato, non sarebbe potuto scappare». «Non mi hanno riconosciuto, mi hanno chiesto i dati e la ricostruzione dei fatti. Non mi sento un eroe: ho semplicemente fatto una cosa che avrebbero fatto tutti».

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