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Ciclismo: il Giro d’Italia assediato da vestiti da pagliacci, esibizionisti urlanti

Ciclismo: il Giro d'Italia assediato da vestiti da pagliacci, esibizionisti urlanti

Ciclismo: il Giro d’Italia assediato da vestiti da pagliacci, esibizionisti urlanti

ROMA – Ciclismo, nello specifico niente meno che il Giro d’Italia, niente meno che il numero 100 della serie. Il Giro corre e va sulle strade d’Italia e ovunque, soprattutto negli ultimi chilometri prima degli arrivi di tappa, è assediato, assediato proprio in strada.

Dai due lati, dai due cigli della strada dopo essersi assiepata in attesa si lancia sui corridori un’umanità che le pietose cronache televisive della Rai chiamano e individuano come tifosa. In realtà, molto più che tifosa è un’umanità esibizionista. Esibizionista, come quelli che aprono l’impermeabile al parco, poco ci manca e l’impulso è lo stesso: farsi guardare, farsi guardare ad ogni costo.

Ovviamente l’esibizionista da corsa ciclistica, l’esibizionista che coltiva, allena ed esibisce la sua pulsione in simbiosi con il ciclismo non reca alcuna offesa al pubblico pudore né esercita alcuna violenza sessuale. Però mette in mostra gli esiti di un percorso mentale e umano singolare assai.

Eccone uno tipo inquadrato dalle telecamere, ce ne sono così a decine, centinaia ad ogni ripresa di tappa. Deve essersi svegliato al mattino cercando orgoglioso e fiero in casa il triangolone-mutandone che si è cucito o si è fatto cucire da chissà qual donna pietosa, il triangolone-mutandone da super-eroe che quest’anno è un must da indossare per farsi vedere rincorrere i corridori. Indossa il triangolone-mutandone, il mantello, la super tuta che va di moda extra large. E così combinato esce di casa serafico, si mette in macchina, va per il mondo, le strade e la gente senza alcun imbarazzo.

Vestiti da super eroi, ma ci sono anche altre acconciature: copricapi a forma di teste di animale, casco da ciclismo agonistico su tiraci esili e pancione prominenti, abiti (si fa per dire) realizzati da combinazione di colori, una gamba di pantalone un colore, l’altra di altro colore e in incrociata con i colori delle maniche…L’importante, la missione è vestirsi da pagliacci. E fantasia e creatività nel farsi pagliacci a questa vasta umanità non manca.

Una volta vestiti da pagliacci si è finalmente in condizione di esibirsi. Esibirsi saltando in tondo e in giro intorno ai corridori del Giro. Alitando sul loro collo e sulla loro faccia, schiumando goccioline del proprio sudore sulla pelle degli atleti, infilando nelle loro orecchie più da vicino possibile gli effetti di gole sforzate in tutte le articolazioni possibili purché rigorosamente gutturali. Loro dicono (e la Rai sottoscrive) che lo fanno per incitare. Ma quando mai, gli unici che incitano ed eccitano sono se stessi, ai corridori se mai danno fastidio.

Il singolare percorso umano e mentale di un normale umano standard che programma di vestirsi da pagliaccio per correre e saltare in strada come un primate ancora a metà tra l’arboricolo e il terrigno, l’occhio sgranato e fiero a cercare la telecamera che lo inquadri, l’urlo lanciato a comunicare al mondo un “io esisto” che altrimenti il soggetto trova fatica a formulare…beh è appunto un singolare percorso.

Che compiono in tanti, centinaia, migliaia ogni giorno per ogni contrada d’Italia. Perché questa umanità esibizionista si affolli intorno al ciclismo non dipende certo dal ciclismo. Però se alla Rai smettessero di chiamare quello con il mutandone-triangolone in convulsione auto estatica “magnifico tifoso”…

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