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Documenti falsi per 300 sudamericani: così prendevano cittadinanza italiana

Documenti falsi per 300 brasiliani: così prendevano cittadinanza italiana

Documenti falsi per 300 brasiliani: così prendevano cittadinanza italiana

NAPOLI – Ci sono anche calciatori professionisti che militano in squadre di massima serie in Italia, Francia, Portogallo e Brasile – come Bruno Corsini Henrique del Palermo e Gabriel Boschilia del Monaco, squadra di Ligue 1 peraltro ancora in corsa in Champions League – tra i 300 sudamericani, perlopiù brasiliani, che sono riusciti a ottenere illecitamente la cittadinanza italiana.

I carabinieri di Castello di Cisterna, coordinati dalla Procura di Nola, hanno scoperto un giro di pratiche false gestito da un dipendente del Comune di Brusciano (Napoli), Michele Di Maio, 57 anni, sospeso l’anno scorso dal sindaco Giuseppe Romano, impiegato nell’Ufficio di Stato Civile, e il titolare di un’agenzia di pratiche amministrative di Terni, l’italo-brasiliano Luis Sonda Vanderlei, di 43 anni, che procacciava i clienti. Entrambi sono finiti ai domiciliari, accusati, a vario titolo, di corruzione, falsità ideologica e materiale e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

“Sono totalmente estraneo ai fatti e a disposizione per fornire tutta la documentazione necessaria a supporto della mia estraneità”, ha detto il centrocampista del Palermo che, inoltre, si è riservata l’azione a tutela della sua immagine.

Bastava qualche migliaio di euro, 2-3mila circa (la stima è ancora in corso) per diventare italiani, sfruttando inesistenti parentele italiane (qualche genitore o qualche nonno) grazie alle quali la Legge italiana consente di avere la cittadinanza con lo “ius sanguinis”.

San raffaele

Quasi tutti i 300 sudamericani risultano avere avuto, ma solo in maniera fittizia, la residenza nel comune del Napoletano. Alcuni addirittura a casa del dipendente comunale arrestato. Oltre a Boschilia del Monaco e Henrique del Palermo, nell’elenco dei calciatori professionisti figurano anche Silva Eduardo Henrique, dell’Atletico Mineiro (Serie A Brasile); Colcenti Antunes Eduardo e Ferrareis Gustavo Henrique dello Sporting Club Internacional (Serie A Brasile); Dos Reis Lazaroni Guilherme Henrique, del Red Bull (serie B Brasile) e Vancan Daniel, del Gil vicente FC (Serie B portoghese).

Molti anche i giocatori di calcio a cinque che sono riusciti ad assicurarsi il passaporto italiano: otto appartengono a società di serie A e due militano in formazioni di B. Si tratta di sei giocatori under 21 del Kaos Futsal Asd di Ferrara, squadra che gioca anche nella massima serie del Futsal italiano e che si è detta estranea ai fatti, precisando di aver collaborato alle indagini e sostenendo che la società stessa nella vicenda risulta parte lesa. Poi ci sono un calciatore del Rieti (serie A); uno del Pescara, la squadra di A attualmente capolista; uno del Real Rogit e uno del Ferrentino entrambe formazioni di serie B.

“E’ ferma intenzione di questo nuovo corso del calcio a 5 italiano quella di perseguire una linea di trasparenza totale in ogni aspetto dentro e fuori dal terreno di gioco”, ha detto all’ANSA il presidente della Lega Nazionale Dilettanti-Divisione Calcio a cinque, Andrea Montemurro.

Il sistema messo in piedi dai due indagati, malgrado utilizzasse documenti ‘taroccati’ e false attestazioni, consentita di ottenere una regolare cittadinanza. In sostanza Vanderlei e Di Maio, erano riusciti a garantire agli extracomunitari una legale permanenza in Italia e quindi anche in Europa. In una nota diffusa in serata il legale di Colcenti e Gustavo Enrique ha affermato che la documentazione relativa alla cittadinanza è assolutamente in regola.

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