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Doping: la Russia ammette il complotto, ma non l’input del Cremlino

Doping: la Russia ammette il complotto, ma non l'input del Cremlino

Doping: la Russia ammette il complotto, ma non l’input del Cremlino

ROMA – Doping: la Russia ammette il complotto, ma non l’input del Cremlino. La Russia ammette per la prima volta ”uno dei maggiori complotti nella storia dello sport: un’operazione di doping vasta sugli atleti russi”, che non ha riguardato solo le Olimpiadi invernali di Sochi nel 2015 ma anche altre occasioni. Lo riporta il New York Times citando interviste con funzionari russi che, comunque, respingono l’idea che il programma di doping fosse sponsorizzato dallo Stato.

Viene insomma ammesso anche in Russia ciò che per primo aveva rivelato sempre al New York Times a maggio Grigory Rodchenkov, il direttore del laboratorio anti-doping della nazione ai tempi delle Olimpiadi invernali organizzate in casa nel 2014 a Sochi. E cioè le manipolazioni delle provette di urine degli atleti russi da parte di membri dei servizi eredi del Kgb, la fornitura di cocktail di farmaci dopanti, l’occultamento delle prove incriminanti da parte di un deputato ministro dello sport.

L’attuale responsabile del posto che fu della gola profonda Rodchenkov, Anna Antseliovich ha confermato la “cospirazione istituzionale”, ma ha enfaticamente escluso ogni coinvolgimento del Cremlino.

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