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F1, Monza: perchè è sempre bello esserci. Ferrari batterà la Mercedes?

MONZA – La Ferrari riuscirà a compiere il miracolo di battere la Mercedes? Inutile girarci intorno, come scrive La Gazzetta dello Sport con Andrea Cremonesi, è questa la domanda che assilla da almeno una settimana gli appassionati. Da quando, cioè, a Spa le rosse hanno mostrato confortanti segnali di riscossa dopo una estate all’insegna della depressione. Beh, a essere franchi il venerdì del GP d’Italia non suscita molte speranze: malgrado Maranello abbia speso anche gli ultimi tre gettoni per gettare nella mischia un motore evoluto, Hamilton e Rosberg mantengono un confortevole vantaggio (mezzo secondo) e l’unica nota positiva per ora è costituita dal fatto che, come da pronostico, le Red Bull sembrano faticare su una pista di motore, per cui non dovrebbero rappresentare una minaccia. Eppure a Monza c’è gente e gli organizzatori possono contare con soddisfazione su un incremento degli incassi rispetto all’anno passato di circa il 10%: un dato contradditorio, considerato che allora il Cavallino appariva più vicino alle Frecce di Stoccarda e aveva già conquistato due successi, mentre in questa stagione è ancora inchiodato a uno sgradevolissimo zero. E allora? Allora c’è semplicemente che, al di là delle prestazioni delle Ferrari, a Monza è bello esserci. Come prosegue La Gazzetta dello Sport, per la sua storia, il suo fascino che l’ingordigia della stessa F.1 ha messo seriamente in pericolo. È bello esserci per chi ha il privilegio di farsi una vasca nel paddock, indossando un pass vip; per chi sfrutta il parco recintato più grande d’Europa per sentirsi ancora un po’ in vacanza e persino per i ragazzini della zona, che aspettano la «settimana delle corse» (terminologia nata quando a settembre moto e auto facevano la staffetta) soltanto per fare qualcosa da «grandi», cedendo al fascino del proibito: uscire di casa quando è ancora buio con lo zainetto sulle spalle con lo scopo di individuare un buco nelle reti o addirittura scavalcarle, per poi risvegliarsi dentro il tempio della velocità a incitare (e purtroppo sovente fischiare) i protagonisti del Mondiale.

La gara di Monza è «corta», la più veloce di tutto il campionato (l’anno scorso Hamilton completò i 53 giri in un’ora e 18 minuti) eppure l’invasione di pista e la conseguente processione sotto il podio, valgono da sole il prezzo del biglietto. Così come calcare il suolo che in 94 anni di vita dell’impianto ha visto gareggiare Nuvolari, Ascari, Fangio, Clark, Stewart, Lauda, Prost, Senna, Schumacher. E se poi, come nel 1988, spuntasse uno Schlesser (il francese mise k.o. Senna nel 1988 spianando la strada a Berger e Alboreto) che consentisse il miracolo…

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