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Fabrizio Miccoli a processo: imputazione coatta per estorsione aggravata

PALERMO – Fabrizio Miccoli a processo: il gip di Palermo Fernando Sestito non ha accolto la richiesta di archiviazione del pm Maurizio Bonaccorso nei confronti del calciatore, accusato di concorso in estorsione aggravata, e ha disposto l’imputazione coatta. A fine aprile lo stesso gip aveva respinto la richiesta di archiviazione avanzata dalla procura nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta estorsione subita dal gestore della discoteca Paparazzi di Isola delle Femmine.

Una vicenda su cui si è celebrato il processo di primo grado con imputati Mauro Lauricella, condannato a un anno per violenza privata aggravata, e Gioacchino Alioto, assolto. Secondo gli inquirenti, scrive l’Ansa, Miccoli si sarebbe attivato per recuperare il credito di ventimila euro che vantava un amico, coinvolgendo Mauro Lauricella, figlio del mafioso Antonino. Miccoli è stato sentito come testimone nel processo Lauricella negando di aver fatto pressioni, ma ci sarebbe un sms, continua l’Ansa, fra Lauricella e Miccoli in cui l’attaccante propone al figlio del boss di tenersi una parte della somma recuperata. In questo quadro, secondo il Gip, non si può escludere il reato di estorsione ed è necessario l’approfondimento dibattimentale.

Aggiungono Gioacchino Amato e Francesco Patanè su Repubblica:

Secondo l’accusa i soldi spettavano al socio di Graffagnini, l’ex fisioterapista del Palermo Giorgio Gasparini che per recuperarli si sarebbe rivolto a Miccoli, il quale a sua volta avrebbe incaricato il suo amico Mauro Lauricella. Nel processo di primo grado il figlio del boss è stato condannato a un anno ma non per estorsione aggravata, come aveva chiesto il pm Maurizio Bonaccorso, ma per violenza privata aggravata. Assolto il presunto complice, Gioacchino Alioto mentre la posizione dell’attaccante pugliese era stata stralciata.