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Federica Pellegrini: “Flop Olimpiadi? Ho calcolato male il ciclo…”

Federica Pellegrini: "Flop Olimpiadi? Ho calcolato male il ciclo..."

Federica Pellegrini: “Flop Olimpiadi? Ho calcolato male il ciclo…”

ROMA – Tutta colpa delle mestruazioni. Questo il vero motivo della sconfitta alle Olimpiadi di Rio per Federica Pellegrini. A svelarlo in un’intervista al Corriere della Sera è la stessa campionessa di nuoto:

“Mi sono ascoltata dentro a lungo, ho parlato con Matteo Giunta (l’allenatore, ndr) e alla fine abbiamo capito che la causa è stata la vicinanza al ciclo. L’ho calcolato malissimo, e mi sono trovata a gareggiare nel momento per me peggiore fisicamente: mi sentivo come su un’altalena, con cali e stanchezze repentine”.

Ci tiene a precisare che quello di Rio è stato l’unico flop: “Quella finale è stata l’unica cosa sbagliata in un anno da incorniciare”. Non le era mai capitato prima eppure le forze le sono venute a mancare proprio nei 200 stile libero, la gara regina per lei dove ha mancato il podio.

“In finale ero completamente un’altra persona rispetto al giorno prima. Si vede che sono sempre stata fortunata. A Rio invece è successo. Ma non mi attacco a scuse: è un aspetto che ho sottovalutato”.

Già all’indomani dell’insuccesso la campionessa parlo di “stanchezza incomprensibile” ma, aggiunge,

“non ammetto più che possa venirmi affibbiato il solito problema mentale. È passato il tempo in cui ero la bambina alle prima armi. Era la mia quarta finale olimpica, sapevo cosa mi giocavo. Anzi, a detta di tutti ero persino troppo tranquilla…”.

E’ stata un’esperienza dolorosa:

“Quel giorno me lo porterò dietro per tutta la vita. Appena uscita dall’acqua ho detto basta, non voglio più soffrire così. I pianti e le facce disperate di chi mi stava intorno spero di non rivederli mai più…”.

Al punto che ha persino pensato di voler “cambiare vita“:

“Meno male che c’è stato chi mi ha riportato con i piedi per terra. Mia mamma mi ha detto: Primo, hai le staffette, non puoi abbandonare la squadra; secondo, sei la portabandiera, stai lì zitta e basta. Ho risposto: Ok mamma, resto. Ma non avrei mai accettato di smettere con quell’ultimo ricordo del nuoto”.

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