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Giampiero Ventura presentazione YOUTUBE. Chi gioca nella sua nazionale

ROMA – Umile, determinata e feroce come quella di Antonio Conte ma anche eccitante ed in grado di stupire. La immagina così la sua Nazionale il ct Giampiero Ventura, che oggi nel corso della prima conferenza stampa nel centro tecnico di Coverciano, ha spiegato quali saranno le basi per il futuro. “Sono felice di essere qui ed orgoglioso di essere stato scelto per allenare una delle nazionali più importanti. Ringrazio Antonio Conte che mi ha lasciato una squadra con delle conoscenze, una cultura del lavoro. Per questo parto leggermente avvantaggiato, ho scoperto che con la Nazionale c’è pochissimo tempo. Sono comunque convinto che possiamo ritagliarci uno spazio da protagonisti”, ha detto l’ex tecnico del Torino.

Ventura ha detto che in Italia i giocatori più talentuosi in questo momento storico sono gli esterni. Ecco, secondo la Gazzetta dello Sport, chi sono i papabili per arrivare ai Mondiali di Russia del 2018:

Candreva è il più “vecchio”, ma in Russia avrà “solo” 31 anni, troppo pochi per la pensione, magari non ha il dribbling di Garrincha, ma tra tiri, cross e corsa l’efficacia non gli manca; El Shaarawy, nel 4-2-3-1 di Spalletti, è tornato calciatore vero, meno dirompente di quello del secondo anno al Milan, ma più abile nella partecipazione al gioco corale e nei tagli; Insigne è l’esterno ideale di un 4-3-3 se riesce a sfruttare le triangolazioni con la mezzala sinistra e il centravanti, da seconda punta ha già dimostrato che rende meno, in un 4-2-3-1 fa fatica perché costretto a rientrare troppo spesso; Bernardeschi è stato anche “terzino” alla Fiorentina nel 3-5-2, ha imparato a sacrificarsi e forse ha perso un po’ di fantasia nel fare su e giù sulla fascia destra, ma magari riuscirà a ritrovarla. Poi Ventura ne ha citati altri due che all’Europeo non sono andati: Berardi ha appena 21 anni, ha sempre giocato solo nel 4-3-3 e ha preferito restare al Sassuolo, e di sicuro ne guadagnerà in presenze, non in esperienza internazionale, dovrà migliorare nella capacità di incidere più a fondo e con maggiore continuità, mettendosi alle spalle i “colpi di testa”; Bonaventura non è più così giovane e non difetta certo in personalità tanto che Montella potrebbe trasformarlo in mezzala al Milan per averlo di più nel vivo del gioco, anche perché da esterno fa meglio nel 4-4-2 che nel 4-3-3.

Il Ct non fa mistero, che per la sua Nazionale, partirà dai 23 scelti dal suo predecessore per l’Europeo anche se ci tiene a precisare che via via inserirà i giovani, prerogativa che ha caratterizzato la sua carriera. “Conte – ha ripreso – mi ha lasciato una squadra con delle conoscenze e con la cultura del lavoro che sono le cose che mi hanno accompagnato nel mio percorso calcistico. Nello stesso tempo c’è consapevolezza che attraverso l’organizzazione e l’unione si possono raggiungere risultati importanti, anche importantissimi. C’è la possibilità di ritagliarci uno spazio da protagonisti. Abbiamo grande voglia e sappiamo che per grandi obiettivi c’è bisogno di tutti. Noi abbiamo voglia di essere e diventare protagonisti con la squadra. C’è stato un riavvicinamento alla Nazionale da parte della gente e questo, insieme con gli obiettivi sportivi, è un punto molto importante. Avrò tre giorni per preparare la gara con la Francia, quindi la base di partenza sarà quella dell’Europeo ma poi intendo lanciare dei giovani che intanto devono crescere”.

Nessun veto su Balotelli, se gioca, mentre ci sarà da valutare per Pellè, dato che “la Cina è lontana”. “Se riusciamo a fare un passo avanti nessuno ci vieta di stupire. Abbiamo tanta voglia di evolverci partendo da una base ben precisa. La Nazionale di Conte era umile, determinata e feroce: vorrei che rimasse così e vorrei che fosse eccitante”. Prima di fare delle scelte il ct parlerà con i calciatori che hanno disputato l’Europeo. “Penso che i 23 dell’Europeo, per quello che hanno dato sul piano dell’impegno e della sportività, meritino che parli con loro per rispetto e correttezza. Poi ci saranno tanti altri ma da loro partirò. All’Europeo son stati convocati quasi tutti quelli che erano convocabili”, ha aggiunto.

Altro discorso quello legato ai giovani che non devono essere bruciati. “Ci sono molti giovani in rampa di lancio ma i problemi del calcio italiano sono sotto gli occhi di tutti, al di la di questo la linea tracciata in questo Europeo è importante. I giovani vale la pena saperli aspettare per farli diventare il futuro di questa Nazionale. Per esempio Berardi e Bonaventura sono stati convocati ma non portati ad Europeo. I giovani non vanno bruciati. Le nazionali vincenti non vengono per caso ma attraverso una crescita”, ha concluso l’allenatore che a chi gli chiede dei trofei vinti in carriera replica: “cosa vuol dire – si è chiesto – aver vinto? Se parliamo di titoli, campionati o coppe, no: ma credo sia difficile, se non impossibile vincere se non alleni le 5 squadre forti del campionato, e io ho allenato Udinese, Cagliari, Sampdoria, Torino… se invece vincere, allenando queste squadre, significa prendere giocatori di vent’anni e mandarli in nazionale, giocatori che venivano da annate negative e mandarli ai mondiali, far fare 150 milioni di plusvalenze in quattro anni, sono queste le mie vittorie, e in questo senso ho un palmares importante”.

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