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Gian Piero Galeazzi contrio Raisport: “Quando tornai…”

ROMA – Gian Piero Galeazzi contro Raisport. “Dopo dieci anni a Domenica In insieme a Mara Venier ritornai a Raisport e i colleghi manco una sedia m’avevano lasciato. Azzerato. Solo invidia e pochi amici”. È questo uno dei ricordi tristi scritti e raccontati da Gian Piero Galeazzi nel libro “L’inviato non nasce per caso”. Il tutto si riferisce al suo ritorno nella redazione di Raisport dopo la lunga parentesi televisiva della domenica pomeriggio.

Nel suo libro Galeazzi racconta la sua lunghissima carriera nel mondo dello sport, da inviato prima e in studio poi. Il big match al vertice tra Juventus e Napoli inoltre è stato per Galeazzi una occasione per parlare di una sfida dai sapori anni ’80, tra il Napoli di Maradona e la Juventus di Platini. Invitato da La Gazzetta dello Sport, Galeazzi ha raccontato:

“Platini con me faceva il francese altezzoso, da juventino pensava che fossi romanista, ma io ero e sono laziale. Era l’ultimo a uscire dagli spogliatoi e per l’intervista mi obbligava ad aspettarlo a lungo, all’epoca per noi il tempo era vitale, il servizio dovevamo correre a montarlo nella più vicina sede Rai: in quelle attese mi giravano a mille… Nel 1988 seguimmo assieme l’Europeo per la Rai. Michel, come opinionista, prendeva mezzo miliardo di lire, mi pare, cifra enorme per l’epoca. Giocavamo a tennis tutti i pomeriggi e mi sfondava sul piano fisico. Scoppiò la simpatia. Michel era ed è un po’ tirato, non pagava neppure le palline, e mi portava a mangiare ai buffet dell’Uefa, gratis. Il giorno del suo 33° compleanno, in quel giugno del 1988, mi invitò a cena assieme ad altre persone in un ristorante italiano di Stoccarda. Pagò lo champagne, per il resto facemmo alla romana (a ciascuno la sua quota, ndr). Michel mi ha raccontato che da giocatore Boniperti gli proibiva di accettare soldi per gli inviti alle feste dei club dei tifosi, così lui si faceva ‘pagare’ in vini: deve avere una cantina eccezionale”.

Quindi su Maradona:

“Diego era ed è un uomo di spettacolo, un personaggio universale. Il pomeriggio della festa del primo scudetto mi rubò il microfono e cominciò a intervistare i compagni. Io ebbi la freddezza di defilarmi e lasciargli il mio ruolo. Vennero fuori 16 minuti storici, che ancora impazzano su Internet. Tito Stagno, allora responsabile della Domenica Sportiva, mi disse che avevo a disposizione un servizio da 7-8 minuti. Ne confezionai uno da 16”.