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Graziano Pellè, il padre: “Prandelli doveva convocarlo…”

ROMA – Il signor Roberto Pellè, 62 anni, cresciuto nel Lecce insieme a Sergio Brio, ed ex centravanti di Torres, Civitavecchiese, Squinzano, gonfia il petto quando parla di suo figlio, Graziano:

La leggenda vuole che lei l’abbia battezzato pensando a Ciccio Graziani.
“Ma no, è un nome che mi è sempre piaciuto. Poi, essendo un grande ammiratore di Graziani, mi ha fatto più piacere. Mi auguravo diventasse un centravanti sanguigno. Mai avrei pensato che…”.

Il suo bambino diviso fra il calcio e la danza. L’ha visto il film Billy Elliott?
“Certo, ma qui il finale è diverso. La nostra è una famiglia di sportivi, dare ai figli un obiettivo impedisce che prendano una strada cattiva. Graziano ha preso la passione del calcio da me, quella del ballo da mia moglie, insieme a mia figlia Fabiana vinceva concorsi. Crescendo, gli ho chiesto di scegliere: e lui ha scelto, in modo molto sereno. Però le lezioni di ballo gli sono servite, dal suo stile di gioco traspare un’armonia di movimenti. Parliamo di un ragazzo di un metro e 94 elegante in campo e con i piedi buoni. In certe giocate di prima, un po’ mi rivedo”.

Com’era Graziano a casa?
“Palleggiava con i limoni, le mele, le arance. Puntava un bersaglio e lo colpiva. Un vaso, un soprammobile. Io sentivo il rumore dei cocci e cominciava il fuggi fuggi: Graziano si nascondeva, io raccoglievo tutto prima che mia moglie si arrabbiasse. Ogni tanto lei mi chiedeva: “Ma su quel mobile non c’era una bomboniera?””.

Che figlio è stato?
“Appena nato era lungo 57 centimetri e pesava 5,1 chili, i piedi fuori dalla culla, sembrava il papà degli altri bimbi. A scuola si è diplomato all’Industriale nonostante gli allenamenti. Mio padre era macellaio, io ho la maturità classica. A casa il culto dello studio c’è sempre stato”.

Quand’ha capito che aveva del talento?
“D’estate io giocavo con Brio, Causio e altre vecchie glorie, me lo portavo dietro e lui studiava i nostri movimenti. Quando si è unito al gruppo, si vedeva che aveva qualcosa in più”.

Suo figlio è dovuto emigrare per avere fortuna.
“Andare all’estero gli ha fatto bene, è maturato sotto ogni punto di vista. Sempre disponibile, mai una polemica. Quando Van Gaal lo voleva all’Az Alkmaar, minacciai i procuratori, avrei tolto loro la procura se non l’avessero fatto partire. In Olanda puoi giocare a 16 anni, a 19 vieni rivenduto a fior di milioni. In Italia non hanno pazienza, ti crocifiggono. Lì invece a fine partita Van Basten gli fa i complimenti. Van Basten, il suo modello. Da piccolo gli facevo vedere le cassette… Una volta in Olanda siamo andati al supermercato con lui, si è bloccato tutto, la gente era impazzita, abbiamo chiamato la sicurezza per uscire”.

Secondo lei perché Prandelli non chiamava Graziano?
“Prandelli per me è stato un buco nero. Se sei il selezionatore e un ragazzo fa sessanta gol, devi chiamarlo e vederlo. Poi se non ti ispira non lo chiami più. Ma sei obbligato a dargli una possibilità “.

Adesso che suo figlio è centravanti della Nazionale cosa prova?
“Sono frastornato. Me l’avessero detto dieci anni fa, l’avrei considerata una presa in giro, in senso buono. Quando segna un gol, scoppio in una gioia che è difficile descrivere”.

Però l’ha rimproverato dopo il Belgio per un gol sbagliato.
“Era una battuta. Mi ha chiesto se ero contento, gli ho detto no, quel gol di testa io l’avrei segnato. La verità è che se lo avessi avuto vicino, l’avrei mangiato di baci”.

Ma questa ossessione per il ciuffo l’ha sempre avuta?
“Ha da sempre la fissa per la gelatina. A casa abbiamo dei barattoli interi ancora chiusi. Non posso neanche rivendermeli, saranno scaduti. Quando gli amici venivano a prenderlo, era una tragedia, era capace di stare in bagno un’altra ora. Non ho mai capito cosa faccia, gli ho chiesto: ma te li pettini uno a uno?”.

Domani cosa farà?
“Gli manderò un messaggio su WhatsApp prima della partita, con i consigli paterni. Come al solito lavorerò fino a un quarto d’ora prima della partita. Poi andrò a casa e la vedrò da solo. Mia moglie in un’altra stanza. Scaramanzia “.

L’Italia può battere la Spagna?
“Sono moderatamente preoccupato, l’assenza di Candreva è una tegola. La critica dovrebbe essere più ben disposta verso questi ragazzi, hanno già fuori Marchisio e Verratti e devono affrontare i campioni in carica. Sono convinto però che giocheranno anche per chi non c’è. Sapete cosa dico sempre a Graziano? Per fortuna le partite cominciano da zero a zero”.