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Morto Natalino Curzola Moratti, fratello ex presidente Inter

Morto Natalino Curzola Moratti, fratello ex presidente Inter

Morto Natalino Curzola Moratti, fratello ex presidente Inter

MILANO – E’ morto nella notte tra il 28 e 29 dicembre 2015, all’età di 66 anni, Natalino Curzola Moratti, ex dirigente accompagnatore ed ex membro del Cda dell’Inter durante la presidenza del fratello Massimo Moratti.

“Lo ricordiamo in panchina al fianco di Hector Cuper o di Roberto Mancini, sempre composto ed elegante nel suo immancabile cappotto blu. Una vita accanto alla squadra con la passione per l’Inter sempre nel cuore”, il messaggio di cordoglio del club nerazzurro.

Tommaso Pellizzari sul Corriere della Sera lo ricorda così: E poi c’era Natalino (morto lunedì a 66 anni), che non assomigliava a nessuno ed era ovvio che fosse così, perché Angelo ed Erminia lo adottarono quando ormai i giorni difficili dell’inizio del loro amore erano lontani anni e un patrimonio immenso.

L’ex piccolo commerciante di combustibili, all’epoca era già un imprenditore benestante, che si era innamorato dell’Inter attraverso la moglie, la vera tifosa e portatrice sana del virus. Moratti riuscì a convincere investitori importanti, partì per il Texas con una squadra di ingegneri istriani conosciuti in un campo di prigionia: smontarono una raffineria e la rimontarono ad Augusta, in Sicilia. Il resto è storia di una famiglia e di una leggenda del calcio, di cui Natalino entrò a far parte, in un certo senso anche più dei fratelli. Quel signore con un’enorme massa di capelli sale e pepe, seduto in panchina vicino ai giocatori e ad allenatori come Mancini e Cuper, e sempre presente ad Appiano Gentile nei giorni di allenamento, era lui. Vantaggi di essere fratello di Massimo Moratti, che nel 1995 decise di riprovare a seguire le orme nerazzurre del padre, facendo di Natalino un membro del Cda e nominandolo dirigente accompagnatore. Come i suoi fratelli e sorelle, Massimo adorava Natalino, tanto quanto i genitori adottivi: il suo indistruttibile interismo potrebbe essere la prova che, per certi fratelli, il termine “adottivo” è del tutto superfluo.

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