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Italia, Prandelli corteggia Icardi. Idea tridente con Balotelli ed El Sharaawy

Mauro Icardi (foto LaPresse)

TORINO – Ai Mondiali manca ancora un anno e mezzo ma Cesare Prandelli mostra di avere ben chiara in mente il tipo di Nazionale da portare in Brasile. Sarà un mix di certezza e gioventù, con porte aperte a chi saprà mostrarsi in grado di cogliere l’occasione.

La competizione per una maglia azzurra ci sarà soprattutto in attacco, reparto dove Prandelli ha l’imbarazzo della scelta e dove, spiega in una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport, potrebbe esserci spazio per un altro naturalizzato. Dopo Pablo Osvaldo l’Italia “corteggia” Andrea Icardi, giovane italo argentino della Sampdoria.

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Vede «nuovi italiani» all’orizzonte? 
«Uno su tutti: Icardi della Samp».
Ma dice di volere l’Argentina.
«A noi ha detto altro… Gli abbiamo parlato, c’era un’intesa, poi è successo qualcosa. Ma ci speriamo ancora».
Esterni da corsa come Icardi e El Shaarawy che vedono la porta e la potenza di Mario in mezzo. Mica male…
«Vedremo».

Insomma Icardi piace a Prandelli. Che però punta ancora su Mario Balotelli, croce e delizia dei ct che lo allenano:

«Abbiamo parlato per telefono, gli ho dato consigli personali, che restano tra noi. La situazione calcistica è chiara: è fermo ai gol di giugno alla Germania. Siamo quasi a febbraio. Chi ricorda una bella giocata da allora? La speranza è sempre la stessa: che Mario decida di investire finalmente su di sé; che dica una buona volta: okay, ora divento il più forte del mondo; che metta in cantina il personaggio e lasci parlare solo il calciatore. Io ci credo sempre. Per nessuna ragione un allenatore può permettersi di mollare tanto talento».
Mancini stavolta è tentato di farlo. 
«Non esiste un allenatore che più di Mancini meriti la riconoscenza di Mario. Lo ha voluto, difeso. Mario deve fare ciò che gli chiede Roberto. Il Milan? Non mi riguarda».
La «mela marcia» a Coverciano?
«Con noi non ha mai sgarrato. Sempre l’ultimo a presentarsi all’allenamento, ma mai in ritardo. Sempre sul filo. Rispetto a Mancini ho il vantaggio di averlo per periodi brevi… Ma all’Europeo è stato impeccabile».

Su Stephan El Sharaawy, in calo da qualche partita dopo una stellare prima metà di stagione, Prandelli è fiducioso: “Ricordo i commenti dopo il suo esordio contro l’Inghilterra. Molti lo criticarono. Io invece vidi la corsa di un giocatore vero, che lottò con generosità per la squadra. Gli dissi: “Vai e dai il massimo al Milan. Ci rivedremo”. Non avevo bisogno che segnasse 14 gol. Mi bastava quello che avevo visto. Quante seconde punte segnano 14 gol?”.

Sta di fatto che l’attaccante del Milan sarà, insieme a Verratti, quasi certamente tra i convocati per la Confederations Cup. A meno di sorprese ci saranno anche i due attaccanti della Roma, Mattia Destro e Osvaldo. Il primo, spiega Prandelli, “Ha 20 anni (22, ndr)… Zeman gli farà solo bene”. Mentre Osvaldo deve lavorare sui nervi e sui cartellini rossi che prende con troppa frequenza.  Prandelli non sembra preoccupato: “E’ portato a strafare e non accetta che non gli riesca ciò che ha in testa. Da qui le reazioni. Maturità significa accettare le difficoltà, gli avversari, convivere con il disagio. Crescerà. I gol comunque li fa”.

 

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