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Juve, Euro o mai più. Juventus ad altezza Champions. E’ al livello delle big con Higuain-Pjanic

TORINO – Prima era un sogno, adesso un obiettivo. E la differenza è sostanziale: significa che se, fino a ieri, la Champions League era una donna bellissima alla quale raramente si riusciva a strappare un appuntamento galante, ora è diventata più «disponibile», accetta il corteggiamento e chissà che, alla fine, non la si possa davvero portare fuori a cena. Come scrive La Gazzetta dello Sport in prima pagina con Andrea Schianchi, la Juve ci prova: ha l’abito adatto, non sfigura di fronte agli altri pretendenti e sa stare, da protagonista, nei salotti dell’alta società europea. E’ sufficiente dare un’occhiata alla rosa bianconera per giungere alla conclusione che, al netto di qualche dettaglio, la squadra di Allegri è al livello di Bayern Monaco, Real Madrid e Barcellona, cioè dell’élite continentale. Questo non vuol dire che vincerà di sicuro la Champions, perché il successo sfugge spesso alla logica, però fino in fondo lotterà per portare a casa il trofeo. Ha tutto per farlo: squadra forte e solida in ogni reparto, allenatore preparato, dirigenti con le idee chiare.

 Se è vero (ed è vero) che tutte le grandi formazioni nascono da una grande difesa, la Juve è in una botte di ferro. Buffon è una garanzia, e pure il terzetto formato da Barzagli, Bonucci e Chiellini. Superare quel muro è impresa ardua per chiunque, anche per gente come Messi, Cristiano Ronaldo o Lewandowski tanto per intenderci. Anche perché questa cerniera è ben protetta dai centrocampisti e, secondo i desideri di Allegri, i due reparti riescono a compattarsi facilmente e a diventare un blocco unico. Inoltre non mancano le alternative, sempre che uno come Benatia possa essere definito un’alternativa e non, invece, un titolare in più. Se il modulo-base sarà il 3-5-2, la varietà e la duttilità dei giocatori consentono di cambiare il sistema senza che la nave subisca scossoni: ci si può difendere anche a quattro, come fanno quasi tutti in Europa, tanto per fare un esempio.

 In mezzo al campo, forse, l’unica ombra: se fosse arrivato Witsel, il puzzle sarebbe stato completo. Così, invece, in attesa del completo recupero fisico di Marchisio, Allegri dovrà promuovere titolare Lemina, che non sembra avere ancora la statura internazionale necessaria in Champions League. Khedira e Pjanic, autentici professori nei rispettivi ruoli, aiuteranno il ragazzino a crescere e gli faranno da fratelli maggiori. Dani Alves a destra e Alex Sandro a sinistra completano il reparto centrale e qui, cioè sulle corsie laterali, la Juve è davvero una fuoriserie: la manovra bianconera trova proprio sulle fasce la benzina necessaria per sgommare e lasciare sul posto gli avversari. Evra, Lichtesteiner e Cuadrado, all’occorrenza, sono pronti per far rifiatare i senatori. E non sono da trascurare Asamoah e Sturaro che, anche se non come prime scelte, sono elementi di sostanza.

 Là davanti la Juve ha comprato il meglio che ci fosse sulla piazza: Higuain. Il Pipita e Dybala, facile da prevedere, infiammano i tifosi e con questa coppia i bianconeri si avvicinano al top d’Europa. Non raggiungono, tuttavia, i livelli di Barcellona, Bayern e Real Madrid e il motivo è semplice: Higuain e Dybala, straordinari nel campionato italiano, devono dimostrare di potersi ripetere anche in Champions League. Non è scontato, perché le sfide europee sono molto più complicate e psicologicamente più dispendiose. Non si discutono le qualità dei singoli, ci mancherebbe altro, ma la loro efficacia quando traslocano dall’Italia all’Europa. Detto che la rosa offensiva della Juve è davvero competitiva, perché Mandzukic e Pjaca sono pronti a dare una mano se Allegri li chiamerà in causa, resta da capire quanto potrà incidere l’aspetto mentale sul cammino bianconero. Spieghiamo meglio: Bayern, Barcellona e Real sono abituati a stare sul palcoscenico, dopo anni e anni di frequentazione, la Juve, pur rinforzata e migliorata rispetto al passato, non ha ancora questa consuetudine. Probabilmente questo aspetto rappresenta l’ultimo salto di qualità da compiere: le partite (e quindi i trofei) si vincono con i dribbling e con i gol dei grandi giocatori, con le trovate geniali dei grandi allenatori, ma anche con la forza che deriva dalla tradizione. E se in Italia la Juve è rispettata come una Signora, in Europa deve ancora guadagnarsi i titoli.

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