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Juventus, Pecoraro: biglietti in gestione alla criminalità, Agnelli sapeva? Le giravolte del procuratore Figc

Juventus, Pecoraro: biglietti anche alla criminalità, Agnelli sapeva

Andrea Agnelli festeggia lo scudetto della Juventus nel 2013
ANSA/DI MARCO

I biglietti della Juventus sono stati dati in gestione anche alla criminalità e Andrea Agnelli (presidente della Juve) sapeva: è quello che ha detto il procuratore della Federcalcio (Figc) Giuseppe Pecoraro sentito dalla Commissione Antimafia.

Lo stesso Pecoraro però dopo qualche ora ha precisato, sulla questione delle intercettazioni: “Nel corso dell’audizione, non ho attribuito alla Procura di Torino alcuna interpretazione in ordine alle intercettazioni trasmesse alla Procura Federale”. E ancora: “L’intercettazione di cui si è parlato l’altra volta (fra D’Angelo e Calvo dell’agosto 2016, ndr), su cui sono state dette tante cose, è un’interpretazione che è stata data. Noi abbiamo dato una certa interpretazione, perché da quella frase sembrava ci fosse una certa confidenza” fra Agnelli e Dominello, “ma probabilmente era del pm quella frase. Anzi, da una lettura migliore la attribuisco al pubblico ministero”.

Il procuratore ha parlato dell’accusa di presunte connessioni tra il presidente bianconero, Andrea Agnelli, e la ‘Ndrangheta, formulata dal suo ufficio nel deferimento sportivo il cui processo è previsto il 26 maggio.

“Al di la delle intercettazioni, io mi occupo della gestione dei biglietti e abbonamenti. Se c’è in questa gestione una permeabilità della dirigenza juventina questa non riguarda me ma la Commissione Antimafia e la procura. Una cosa è certa: i biglietti sono stati distribuiti anche a persone legate alla criminalità. Tra chi dominava nel bagarinaggio degli abbonamenti e dei biglietti, e si parla di una cifra alta, c’era anche Dominello“.

“I motivi del deferimento (della Juventus, ndr) sono vari: l’articolo 12 del Codice di giustizia sportiva dice che non è possibile il bagarinaggio, è un articolo preciso”. “Della gestione dei biglietti era a conoscenza anche Agnelli”.

La responsabilità è in primo luogo del presidente della società che era consapevole o comunque non ha vigilato sulla gestione dei biglietti. C’è una responsabilità diretta e una indiretta per essere rappresentante legale della società. A noi interessa la condotta antisportiva e di slealtà, questo concetto è nel Codice sportivo: un dirigente non può avere un certo tipo di comportamento”, ha proseguito Pecoraro.

Sugli aspetti della consapevolezza o meno, “a noi interessa che i biglietti siano stati venduti da parte di soggetti malavitosi, c’è un interrogatorio dove si parla di fondi non solo per la famiglia ma anche per quelle dei detenuti”.

L’intercettazione di cui si è parlato l’altra volta (fra D’Angelo e Calvo dell’agosto 2016, ndr), su cui sono state dette tante cose, è un’interpretazione che è stata data. Noi abbiamo dato una certa interpretazione, perché da quella frase sembrava ci fosse una certa confidenza” fra Agnelli e Dominello, “ma probabilmente era del pm quella frase. Anzi, da una lettura migliore la attribuisco al pubblico ministero”.

Il presidente dell’Antimafia Rosy Bindi ha commentato le parole del procuratore così: “A noi basta e avanza sapere che le mafie in Italia arrivano persino alla Juve, questo è chiaro“. Bindi poi ha aggiunto: “Voglio sia chiaro un punto dopo le affermazioni che fa il procuratore in riferimento a quella telefonata (al centro delle polemiche, ndr): Pecoraro ammette oggi che in quella telefonata non si sta parlando del presidente della Juve Andrea Agnelli. Voglio che sia chiarito tale aspetto”.

“Le parole vanno misurate, lei non deve sostenere assolutamente che io abbia affiancato il presidente Agnelli alla ‘Ndrangheta. Altrimenti avrei usurpato i ruoli della giustizia ordinaria”. Ha detto il procuratore Pecoraro, in risposta al senatore Stefano Esposito della commissione antimafia che gli chiedeva un chiarimento definitivo sulla questione relativa al deferimento emesso dalla Figc all’indirizzo del numero uno della Juventus, Andrea Agnelli, per la gestione dei biglietti e le presunte connessioni con la criminalità organizzata. Tuttavia, Pecoraro insiste su un punto: “Io non posso escludere che Agnelli fosse a conoscenza dell’estrazione familiare di Rocco Dominello. Questo per me è un indizio”. In un altro passaggio, il pm federale si è detto “convinto da una serie di dati che l’incontro tra Agnelli e Dominello c’è stato“.

“Il bagarinaggio è stato fatto dai malavitosi; c’è una infiltrazione della malavita organizzata, una permeabilità dell’organizzazione sociale Juventus, una infiltrazione della malavita nella gestione e nella vendita dei biglietti della Juventus; a me questo interessa”, ha aggiunto Pecoraro sul caso Juventus.

Pecoraro aveva così esordito davanti alla Commissione Antimafia: “Sono qui per integrare quanto detto il 7 marzo scorso. E anche nella speranza di chiudere le polemiche susseguite dopo quella data e di bloccare un processo mediatico inopportuno che non fa bene né alla giustizia sportiva né a quella ordinaria“.

Nel passare a illustrare le intercettazioni oggetto del deferimento, Pecoraro ha quindi specificato ai componenti della commissione che “il tribunale federale nazionale della Figc e, in secondo grado, la Corte d’appello federale “valuteranno se le mie interpretazioni saranno accoglibili o meno. La procura federale –  ha concluso Pecoraro – si è basata solo su atti dell’inchiesta ‘Alto Piemonte’ e tengo a specificare che ciò che può non essere rilevante per giustizia ordinaria lo può essere per sportiva”.

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