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Leicester campione d’Inghilterra. Claudio Ranieri è leggenda

LEICESTER – Centotrentadue anni di storia e uno scudetto. Quello arrivato nella sera del 2 maggio 2016. Quello firmato soprattutto da Claudio Ranieri da Roma, fino a ieri in Inghilterra un semplice “tinkerman” (un aggiustatore, in modo un po’ dispregiativo) e da oggi una specie di profeta, certamente l’autore della più incredibile e straordinaria impresa della storia del calcio moderno. Il Leicester City è campione di Inghilterra. Detto così sembra un semplice verdetto sportivo. In realtà è molto molto di più. E’ Davide che tira un’altra fiondata a Golia. Anzi a tanti Golia, il Manchester United, il City, l’Arsenal, il Liverpool e il Chelsea solo per citare quelli più grossi e cattivi. E’ qualcosa che nel calcio dei club super miliardari non è nemmeno immaginabile. Qualcosa di vagamente simile in Italia successe nel 1985 con il Verona. Ma non c’erano le tv, i calciatori prendevano stipendi buoni ma ancora relativamente normali. Trent’anni nel calcio sono un’era geologica.

Il Leicester lo scudetto lo ha vinto davanti alla tv: il Tottenham per la seconda settimana consecutiva si è fatto rimontare. Vinceva 2-0 con il Chelsea, ha pareggiato 2-2. Claudio Ranieri, se ha detto la verità, forse neppure sa di aver vinto il titolo. E’ in aereo, di ritorno dall’Italia dove è andato “a pranzare con la mamma di 96 anni”.

La dimensione della vittoria del Leicester la danno i numeri. Il calcio di oggi è anche scommesse e i bookmaker ad agosto quotavano la vittoria del Leicester fino a 5000 volte la posta. Tradotto è: se volete buttare qualche sterlina nell’impossibile fate pure. C’è chi l’ha fatto e ora con 5 sterline investite ad agosto ne porta a casa 25mila. 

Il trionfo porta il nome di Claudio Ranieri. Uno che a Leicester è arrivato in punta di piedi e che ha scelto poche e decisive cose. In filosofia della scienza c’è un principio, quello del rasoio di Occam, che invita, detto in modo forse un filo troppo volgare, a non complicarsi la vita. A non ricercare inutilmente la pluralità e la complessità. A cercare la via più semplice ma che allo stesso tempo spieghi tutto di un problema. Ranieri ha applicato il rasoio di Occam al calcio. Si può dire in modo meno elegante: ha fatto catenaccio e contropiede. Ma la sostanza non cambia. Ha capito in poco tempo le caratteristiche della sua squadra. E’ passato dalla linea a quattro a quella a tre, ha blindato la difesa mettendogli davanti un mediano di quelli che difendono più dei difensori (Kantè), si è trovato davanti tre fulmini.

Poi ci vuole la fortuna. Ranieri troppo spesso l’ha solo sfiorata (basta ricordare l’incredibile rimonta all’Inter quando allenava la Roma, rimonta sfumata quando tutto sembrava fatto). Quest’anno invece tutto si è incastrato a meraviglia. Ha bucato subito il Chelsea (Mourinho cacciato subito), ha bucato lo United, il City si è smarrito nella discontinuità, l’Arsenal ha mostrato i soliti difetti (per esempio l’allergia alle vittorie importanti, che non è un dettaglio). E così dietro al Leicester è rimasto solo il Tottenham, un’altra squadra che non vince un titolo da mezzo secolo e di certo non una favoritissima per il titolo. Claudio Ranieri ha capito che questa era la volta buona. E’ cambiato anche il suo modo di fare comunicazione. E’ diventato personaggio, prima con filastrocche surreali, poi con aneddoti sulla mamma di 96 anni. Il suo inglese molto romano nella pronuncia ha fatto il resto. E a Leicester sono pronti a intitolargli una strada.

In tanti hanno sottovalutato il Leicester. Perché nel calcio succede spesso che una piccola parta con lo sprint. Ma la lepre, nella maratona come nel pallone, prima o poi fatalmente scoppia e si ferma. I blu di Ranieri invece no. Qualche volta hanno vacillato e rallentato, ma non si sono mai fermati. Con un po’ di spocchia City e Arsenal hanno pensato che prima o poi il Leicester sarebbe stato risucchiato, che il titolo sarebbe stato un affare loro. Hanno avuto torto.

I ragazzi del miracoloIl primo da citare, non solo per i suoi 22 gol in campionato, è Jamie Vardy, il bomber operaio. La sua è una favola nella favola e non per caso a Hollywood stanno già pensando a farci un film. Torni al 2012, vedi il tabellino e scopri che ha fatto 31 gol, sì, ma con il Fleetwood Mac, una squadra di Conference, ovvero di un livello più basso della serie D. Ma è tutta la vita calcistica e non di Vardy a essere un romanzo: classe 87, il bomber di Sheffield, è tutt’altro che un predestinato. Il club della sua città lo scarta perché è troppo basso. Lui cresce di 20 centimetri in un anno, ma troppo tardi. Trova una squadra in ottava serie ma l’inizio è durissimo, perché nel frattempo per una rissa in un pub (Vardy racconta di aver difeso un amico deriso per l’apparecchio acustico) è costretto a giocare con il braccialetto elettronico. Per campare Vardy deve lavorare in un’azienda di apparecchiature sanitarie. E’ un lavoro pesante: carica e scarica imballi, non il massimo. Poi grazie ai 31 gol con il Fleetwood arriva la grande occasione. Ma neppure a Leicester l’inizio è facile. Solo 4 gol il primo anno. Poi il sogno si avvera: 16 gol il successivo. Arrivano in sequenza la premier League, la nazionale inglese e l’incredibile titolo con il Leicester. 

Poi c’è Riyad Mahrez, per molti il vero fuoriclasse del Leicester. Classe 1991, franco algerino cresciuto a Sarcelles, nel nord della Francia. Anche lui ha rischiato di non diventare un calciatore. Semplicemente Mahrez non cresceva. “Il suo piede era più piccolo della mia mano”, ricorda un suo allenatore. E all’inizio, proprio per questo suo non crescere (c’è qualcosa di Messi, nella sua storia) Mahrez fatica a trovare spazio. Quando lo pesca il Leicester in serie B francese Mahrez ha già esordito con l’Algeria al Mondiale. Eppure i Blues lo pagano appena mezzo milione di sterline. Uno degli affari più incredibili della storia della Premier League.

Il trio delle frecce lo completa Shinji Okazaki. Perché il Leicester ha avuto l’idea di andarsi a prendere un giapponese in Germania. Non uno qualsiasi, ma il più prolifico della storia dei giapponesi in Bundesliga (a dire il vero non una concorrenza impossibile). Ma Okazaki è giocatore vero. In Giappone segna un gol ogni due partite (48 su 100 presenze) e soprattutto è quello che serve a Ranieri, un’altra freccia insieme a Vardy.

Nel trionfo di Ranieri c’è però soprattutto la difesa. Che inizia in mezzo al campo con una diga che si chiama N’Golo Kante. 30 anni, francese e maliano, è uno di quelli che corrono tanto e recuperano una quantità infinita di palloni. Pagato 9 milioni di sterline, soldi spesi benissimo. Dopo questa stagione in cui ha spesso giocato davanti alla difesa è arrivato anche nella Nazionale francese e con tutta probabilità lo vedremo agli europei. Vicino a lui gioca Daniel Noel Drinkwater che nel centrocampo di Ranieri ha il compito di fare “il cervello”. Recupera tanti palloni anche lui ed è quasi sempre lui a verticalizzare il più velocemente possibile verso le tre frecce davanti.

E poi la linea difensiva, quella che ha preso pochissimi gol, che ha vinto un’infinità di partite per uno a zero. La compongono il giamaicano Wes Morgan, il capitano, autore del preziosissimo 1-1 a Manchester, e il tedesco Robert Huth l’unico giocatore di tutta la rosa ad aver vinto uno scudetto in Inghilterra, con il Chelsea.  Poi i terzini

Tra i pali c’è un figlio d’arte. Kasper Schmeichel, non si offenderà nessuno, non vale neppure la metà di papà Peter tra gli eroi di un’altra delle grandi imprese del calcio moderno, l’incredibile oro della Danimarca a Euro 1992. E’ un portiere normale, come dimostrano i tanti trasferimenti, le tante partite in serie minori. Ma è anche uno con carisma e che in questo calcio fa la sua parte: 17 presenze in Nazionale non sono malaccio per uno che da bambino voleva giocare a pallamano.

La festa dei giocatori del Leicester al fischio finale.

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  • Claudio Ranieri
  • Jeffrey Schlupp
  • marc albrighton
  • Danny Simpson
  • N'golo Kainte, la diga
  • Robert Huth, il tedesco
  • Danny Drinkwater, il cervello
  • Okazaki, il giapponese volante
  • Kasper Schmeichel, il figlio d'arte
  • Wes Morgan, il capitano
  • Riyad Mahrez, il talento
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