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Leicester, Wes Morgan da mammone-ciccione a campione

ROMA – “Tragico mammone, ciccione, depresso”. Ma ora Wes Morgan prepara la sua vendetta e si appresta a vincere uno storico scudetto con la maglia del Leicester.

Gliene hanno dette di tutti i colori al capitano del Leicester, svenduto dalla sua Nottingham a quella che sarebbe diventata la corte di Claudio Ranieri. Ora però le cose sono cambiate, e per lui si prospetta la possibilità di alzare la coppa di campione d’Inghilterra.

La storia di Wes Morgan è raccontata da La Repubblica in un articolo a firma di Enrico Sisti.
Morgan è stato acquistato dal Leicester quattro anni fa per un milione di sterline, una cifra da discount, con la quale forse si comprano le stringhe delle scarpe di Ronaldo.

Il Nottingham considerava l’affare dal suo punto di vista: non vale niente, non gli rinnoviamo il contratto, se ci offrono mezzo milione di sterline lo accompagniamo alla stazione.

Morgan, per la precisione Westley Nathan Morgan, aveva 28 anni allora ma se ne sentiva 45. Il morale a pezzi e un futuro in progressiva disgregazione si aggiungevano al disdoro di essere scartato dalla squadra della sua città, per la quale ha sempre tifato.

Il Leicester offrì il doppio. Morgan riempì una valigia e percorse i 45 chilometri a sud cercando di capire cosa fosse meglio provare, per evitare di buttarsi da un parapetto: “Non ero triste, di più”.

Leicester era meno di niente o poco di più. In Championship, alla fine della stagione successiva, il Leicester, nel quale giocavano già Schmeichel, Vardy e Drinkwater, oltre a un giovanissimo Harry Kane, approdò ai playoff perdendo in una mirabolante doppia sfida con il Watford di Gianfranco Zola.

Morgan è un rude dal cuore d’oro, pieno di spine, conficcate da cattivi consiglieri o imprecisi valutatori e collezionate nell’arco di una carriera di seconda e terza fascia.

Adesso potrebbe essere lui ad alzare la coppa della Premier League, se il Leicester non si fa prendere dall’emozione, se non arriva il braccino.

Lui che ancora si guarda i filmati del Nottingham campione d’Europa, lui che domenica ha segnato il gol decisivo contro il Southampton (in assoluto il suo terzo in Premier), lui che è noto come un “tragico mammone”, legato a doppio filo alla sua genitrice, definita dalla stampa inglese, “spiritosa ma invadente”, lui che non ha nulla da dire su quel Paul Hart che quando lo vide scendere dalla macchina al parcheggio del campo d’allenamento del Forest disse: “Ma chi è quel ciccione?”.

Aveva, secondo molti, i polpacci troppo grossi per fare il calciatore e Hart sosteneva che non lo aveva mai visto con i calzettoni tirati fin sulle ginocchia, per la semplice ragione che erano troppo stretti per i suoi polpacci.

Per un po’, finché gli fu possibile, il responsabile dell’Academy del Forest Pemberton lo nascose alla vista del manager, nella speranza che nel frattempo Morgan dimagrisse o migliorasse la sua complessione fisica.

Ci riuscì ma Hart non lo sopportava lo stesso. Morgan entrò nella rosa dei titolari nel 2003, a 19 anni. La prima impressione tuttavia rimase: “Non mi sembrava un difensore in grado di giocare in Premier League”, dichiarò Hart. Un profeta.

Sia l’ex manager del Leicester Pearson che Ranieri possono testimoniare. Dopo la decima partita senza subire gol l’hanno capito tutti: i campionati si vincono con la difesa, o quasi, e persino con ragazzi che un giorno qualcuno ha chiamato ciccioni.

Quest’inglese nazionalizzato giamaicano (quattro anni fa) non se lo sarebbe mai immaginato.

Nove anni fa entrò dalla panchina nel vergognoso 5-2 che il Forest rimediò dallo Yeovil ai playoff. Sembrava la fine di un racconto breve. Era solo la fine della prima puntata.

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