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Mediaset guarda aste diritti televisivi del calcio, la prossima guerra

Mediaset guarda aste diritti televisivi del calcio, la prossima guerra

Mediaset guarda aste diritti televisivi del calcio, la prossima guerra

MILANO – Saranno anche le scadenze per le prossime aste sui diritti televisivi del calcio (sia per la Champions league sia per la Serie A) a dettare i tempi per la soluzione della vicenda Mediaset-Vivendi. Perché si tratta di investimenti superiori al miliardo ormai da pianificare e se il Biscione intende mantenere un asset fondamentale per la pay tv non può attendere la sola soluzione giudiziaria per la sua contesa con i francesi.

Con tempi che ormai stringono, visto che l’Uefa ha da poco ufficializzato definitivamente che la Champions dal 2018-2019 sarà per l’Italia a quattro squadre. L’asta per il triennio in corso, appannaggio di Premium anche per la prossima stagione, era stata in febbraio. Quest’anno sicuramente si slitterà alla primavera, con una certezza per gli operatori del mercato: la federazione europea cercherà di valorizzare al massimo il suo prodotto e procederà con aste Paese per Paese.

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Partendo da quello che potrà fornire il prezzo massimo, cioè l’Inghilterra, dove i diritti televisivi valgono oro grazie alla sopravvalutazione della Premier League. Ma la primavera è già domani e se Premium ha pagato 660 milioni la ‘vecchia’ Champions con di fatto solo due squadre italiane alla fase a giorni, quella con il doppio di partecipanti può avvicinarsi al miliardo di euro, anche se la concorrenza dei sistemi di trasmissione on line tra due anni potrà essere ancora più devastante dell’attuale.

Il Biscione si sta tutelando anche sul fronte bancario, perché nessuno può fare da solo e sono in tanti i possibili antagonisti: Sky che con questo prodotto è sbarcata in Italia, Discovery che sta puntando sullo sport e si è già aggiudicata l’ultima asta per le Olimpiadi. A questo giro c’è anche la Rai, interessata a trasmettere almeno una partita per turno in chiaro. E il direttore marketing dell’Uefa, Guy-Laurent Epstein è stato chiaro: per il nuovo pacchetto intende incassare almeno 3,2 miliardi, quasi un terzo in più dell’introito attuale.

Poi c’è l’asta per lo stesso triennio della Serie A, sulla quale è già iniziata la guerra: Premium e Infront, advisor della Lega calcio, in novembre avevano fatto capire che il procedimento avrebbe potuto attendere che la situazione della pay tv del Biscione si fosse chiarita, suscitando una brusca reazione da parte di Sky.

Di fatto è quasi certo che l’asta per il calcio italiano – che potrebbe slittare a dopo l’estate – seguirà quella per la competizione europea, anche perché il recente annullamento da parte del Tar della multa agli operatori che si erano divisi i diritti dopo le assegnazioni lascia spazio per trattative a tutto campo. Sono queste alcune delle principali scadenze sul tavolo dei dirigenti di Mediaset, con il gruppo che a metà mese dovrebbe presentare agli investitori internazionali le linee guida per il prossimo triennio.

E’ uno degli elementi sui cui gioca Vivendi nel prendere tempo per la presentazione di una proposta di accordo, anche se – attraverso banche d’affari vicine – comincia a far trapelare ipotesi chiaramente inaccettabili da parte del Biscione. Ecco perché la Borsa per ora si è messa in stand by sulla vicenda: Vivendi da giorni è piatta a Parigi e il titolo Mediaset mantiene quota di 4,1 euro che è il prezzo di riferimento di molti analisti. Anche Mondadori ha fermato per una giornata la sua corsa, dopo un aumento del 29% nelle ultime sette sedute sulle lontane ipotesi che, per arroccare, Fininvest possa procedere a una fusione degli asset ancora controllati.

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