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Milan, bilancio incubo: -90 milioni, ricavi giù di 200 mln

MILANO – Il futuro forse sarà cinese. Il presente del Milan, però, è nero in campo e rosso nei libri contabili. Profondo rosso, scrive citando Dario Argento, il giornalista di Italia Oggi Andrea Montanari. Ed in effetti, a vedere le cifre, è difficile dargli torto. Il club chiude con un bilancio in negativo di 90 milioni. Crollano addirittura di 200 milioni i ricavi. Del resto il Milan è oramai da anni uscito dal giro europeo.

L’analisi di Montanari:

L’esercizio scorso, secondo quanto appreso da ItaliaOggi in ambienti finanziari, si è chiuso con un saldo negativo vicino ai 90 milioni, a livello consolidato. Un valore in linea con quello del 2014, -91,3 milioni (-99 milioni è stata la perdita d’esercizio), il dato peggiore nella storia del club.

Il buco registrato nell’ultimo esercizio porta il saldo, dal 2010, a qualcosa come 340 milioni di rosso. Una voragine sempre ripianata dalla controllante Fininvest, holding che l’anno scorso ha complessivamente versato nelle casse della squadra gestita da Adriano Galliani e Barbara Berlusconi,150 milioni.

Il risultato finale di gestione del 2015, sul quale non sono pesate svalutazioni come invece avvenuto l’anno precedente, è legato essenzialmente a due fattori: i ricavi che non decollano e il costo del parco giocatori.

Il giro d’affari del Milan, infatti, si è attestato a poco più di 200 milioni, un dato in sensibile calo rispetto a quello dell’anno precedente (222 milioni) e ancora di più rispetto a quello del 2013 (254,7 milioni). Incidono ovviamente le prestazioni del club rossonero, la mancanza di competizioni internazionali e il contenuto sviluppo del fatturato di natura commerciale.

Tutte voci che alla fine si fanno sentire visto che il costo della rosa è elevato e che la stessa struttura societaria della squadra di proprietà di Silvio Berlusconi ha spese elevate, difficilmente abbattibili.

Nel consiglio d’amministrazione tenutosi martedì a Casa Milan è stato poi anche definito il budget per l’annata in corso che, secondo le stime dei vertici societari dovrebbe chiudersi con un deficit di 40-45 milioni.

Una perdita che secondo indiscrezioni di mercato non richiederà altre iniezioni di liquidità da parte di Fininvest. La holding, non dovendo più cedere il 20% del 30% complessivo detenuto potrà eventuale in futuro destinare la gran parte dei dividendi (all’incirca 60 milioni) garantiti dal gruppo bancario gestito dalla famiglia Doris. Anche se nel frattempo continua la ricerca di un partner per il 48%. E, svanito nel nulla Bee Taechaubol, si battono altre piste che portano sempre a Oriente e in particolare in Cina.