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Nakamoto (Honda): “A Valentino Rossi serve sempre il nemico”

"Se Valentino parla per danneggiare l’immagine di Honda, è una cosa che non possiamo controllare. Nella sua carriera ha sempre avuto bisogno di nemici: Gibernau, Biaggi, Stoner. È fatto così, ma anche questo mi piace di lui. Dimostra che è normale, non è Dio..."

ROMA – “Valentino Rossi – dice, intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Shuhei Nakamoto, vice presidente di Honda – ha sempre avuto bisogno di un rivale, da Biaggi a Gibernau a Stoner. Ma questo dimostra che è normale e non è Dio!. A Sepang lui e Marquez hanno sbagliato entrambi, ma mi aspetto una lotta pulita nel 2016″.

La querelle Marquez–Rossi danneggia l’immagine della Honda?
“Forse. Il fatto è che Valentino ha detto cose e più del 50% degli appassionati ci ha creduto. Se Valentino parla per danneggiare l’immagine di Honda, è una cosa che non possiamo controllare. Nella sua carriera ha sempre avuto bisogno di nemici: Gibernau, Biaggi, Stoner. È fatto così, ma anche questo mi piace di lui. Dimostra che è normale, non è Dio”.
Tornando a Sepang, non le sembra che Marc abbia portato avanti una battaglia personale?
“Non penso. Marc corre sempre per vincere e quando c’è la possibilità di passare, ci prova. A Sepang hanno sbagliato entrambi, si sono rallentati a vicenda e Dani (Pedrosa) e Jorge (Lorenzo) se ne sono andati”.
Che scenario dobbiamo aspettarci per il 2016?
“Una lotta pulita in pista. Con le vacanze Marc ha fatto un reset. Spero lo stesso per Valentino”.
Occorre un’applicazione più rigorosa delle regole?
“Sicuramente, ed una Direzione di Gara neutrale e professionale. Sono state fatte così tante dichiarazioni dopo Sepang. Una cosa mai vista in F.1″.
Le manca la F.1?
“Per niente. Ma è stato divertente quando Fernando Alonso ha guidato la RC213V MotoGP all’Honda Thanks Day a Motegi. Rientrato ai box, mi ha chiesto: posso vedere la telemetria?”.
Quali modifiche sono state fatte per interrompere il dominio Ktm?
“Abbiamo lavorato sull’affidabilità a livello di telaio, motore e sistema elettrico. Non abbiamo introdotto novità. Importante è stata la ridefinizione della squadra che conta su due piloti di punta, Joan Barreda e Paulo Goncalves, e due portatori d’acqua esperti, Paolo Ceci e Michael Metge. E c’è Ricky Brabeck, 24enne statunitense”.
Come vede Barreda?
“Come Marc Marquez! Barreda è molto veloce, ma non sempre regolare. Talvolta è caduto quando stava andando molto forte. La velocità tuttavia resta la caratteristica fondamentale. Un pilota veloce può imparare a guidare nei limiti, mentre non si può insegnare ad uno costante, ma lento, ad aprire il gas. Questa è la filosofia Honda. Allo stesso modo Marquez è velocissimo, ma qualche volta ha spinto un po’ troppo. Nel 2015 è caduto sei volte. Se fosse arrivato sempre a podio, sarebbe campione!”.

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