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Nba, Golden State a quota 72. Il record di Jordan trema

OAKLAND – Stavolta il record di Michael Jordan trema davvero. Gli inarrestabili Golden State Warriors si esibiscono nell’ennesima prova di forza straripante: passano in casa dei San Antonio Spurs nella penultima gara di regular season Nba e ora, dopo quel 92-86, la loro classifica dice 72 vittorie e appena 9 sconfitte. Classifica che dice anche che il record che sembrava impossibile da battere, quello dei Chicago Bulls di Michael Jordan che chiusero una stagione regolare con 72-10 è nella peggiore delle ipotesi almeno eguagliato.

Ai Warriors di Steph Curry rimane un’ultima fatica. In casa. Contro una squadra sì forte, i Memphis Griezzlies, ma sicuramente meno forte degli Spurs. E soprattutto poco motivata: quinto posto a ovest già sicuro e quarto fuori portata, Memphis baderà soprattutto a evitare gli infortuni.

A San Antonio la differenza, ancora una volta, l’ha fatta Curry: a referto fa registrare 37 punti. E poi c’è l’aspetto psicologico, il segnale che Golden State manda al campionato battendo tutto sommato nettamente due volte la seconda squadra della Lega (almeno stando alle classifiche) in quattro giorni. I play off Nba sono un’altra cosa è vero: ma San Antonio e Cleveland, quando si sono trovati al cospetto di Curry & co hanno sempre o quasi rimediato brutte figure.

Racconta la Gazzetta dello sport:

Steph Curry e Draymond Green si abbracciano non appena la vittoria su San Antonio diventa realtà. Si guardano con l’aria di chi l’ha combinata grossa, ed è esattamente così: Golden State ha appena fatto la storia, diventando la seconda squadra di sempre con 72 vittorie in regular season. Come i Bulls di Michael Jordan versione 1995-96, un traguardo talmente incredibile che nessuno, in 20 anni, l’aveva mai avvicinato.

I Warriors possono addirittura migliorarlo: mercoledì chiudono la stagione in casa contro Memphis, e vincendo davanti al proprio pubblico possono diventare la miglior squadra di sempre. Sul 92-86 con cui Golden State passa a San Antonio per la prima volta dal 14 febbraio 1997 c’è il marchio di Steph Curry: l’mvp di ieri e di domani fa 37 punti, 26 del quali in un secondo tempo irreale in cui da solo ha distrutto la miglior difesa in circolazione. L’indigeribile menù con cui Curry tramortisce gli avversari è sempre lo stesso: triple improbabili e penetrazioni dopo palleggi folli vicino al ferro. Ma fermarlo è comunque impossibile: gli Spurs ne escono con la prima sconfitta interna della stagione. Addio annata perfetta in casa (sarebbe stata la prima della storia), ma si sa che a Popovich importa altro.


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