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Olimpiadi Rio, Greg Rutherford: “Paura di Zika, congelo seme”

RIO DE JANEIRO – Alle Olimpiadi non intende rinunciare. Ma allo stesso tempo ha paura del virus Zika e delle conseguenze in caso di gravidanza della sua compagna. Per questo  Greg Rutheford (salto in lungo) e la sua compagna Susie Verrill, hanno deciso di congelare lo sperma del lunghista. Rutherford e compagna sono già genitori di un bimbo, (durante i Giochi resterà in Inghilterra con la mamma). Ma, come spiega la Gazzetta dello Sport i due

hanno scelto di mettersi al sicuro per i fratellini che progettano di avere e hanno spiegato la loro decisione con un articolo pubblicato dalla Verrill sullo Standard Issue Magazine. “Non siamo noi a preoccuparci inutilmente, ma dopo che più di 100 medici hanno sottolineato che i Giochi dovrebbero essere sospesi per evitare la diffusione della malattia… siamo rimasti molto colpiti”, ha scritto la moglie di Rutheford.

Intanto si terrà il prossimo 14 giugno la riunione del Comitato di Emergenza su Zika dell’Oms che farà anche la valutazione del rischio per le Olimpiadi di Rio. Lo comunica l’organizzazione, precisando che è la terza riunione periodica della Commissione, che è l’organismo che ha deciso che l’epidemia è una emergenza internazionale di salute pubblica.    “Il comitato revisionerà la situazione – si legge – e determinerà se lo status di emergenza internazionale è ancora necessario, oltre a verificare quali raccomandazioni devono essere aggiunte, modificate o rafforzate”.

La questione se i Giochi costituiscono un pericolo per la salute pubblica mondiale è stata sollevata prima da un esperto canadese con un editoriale sulla rivista della Harvard School of Public Health e poi da un appello per la sospensione firmato da oltre 100 esperti mondiali, per lo più bioeticisti. Secondo altri esperti la misura sarebbe però eccessiva. Il Cdc di Atlanta ha calcolato ad esempio che i visitatori che andranno in Brasile per i Giochi sarano lo 0,25% di tutti i viaggiatori che arriveranno nello stesso periodo nell’area, mentre una ricerca dell’università di San Paolo pubblicata da  Epidemiology & Infection ha calcolato un rischio di 16 casi aggiuntivi della malattia.