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Pantani, boss conferma: Camorra lo fermò perchè ci rimetteva

ROMA – Camorra, l’ex boss conferma: “I clan fermarono Pantani, la camorra non riusciva a pagare le puntate sul Pirata vincente“. “Non sono a conoscenza di come abbiano fatto a modificare i dati di Pantani per farlo risultare positivo, ma il clan ha sicuramente avvicinato chi era addetto ai controlli e lo ha corrotto”. Questo il verbale agli atti della richiesta di archiviazione con la quale la procura di Forlì intende far calare il sipario sulla squalifica del Pirata al Giro D’Italia del 1999.

Reati prescritti e impossibilità di individuare i responsabili. Queste le motivazioni del pm, contro le quali la famiglia dell’indimenticato campione leva uno scudo.

Come riporta Il Mattino:

«Per sapere chi ha modificato i test è sufficiente risalire a coloro che potevano maneggiare le provette: si faccia giustizia»: tuona Antonio De Rensis, avvocato della famiglia Pantani.D’altronde, il verbale agli atti è l’ennesima riscrittura di quella squalifica per doping che sconvolse il mondo del ciclismo. L’ex boss Augusto La Torre parlò di Pantani con i capiclan Luigi Vollaro, di Portici, Angelo Moccia, di Afragola, e con il casalese Francesco Bidognetti. E, dice La Torre, tutti e tre gli confermarono che «solo i Mallardo di Giugliano, con poteri decisionali nell’Alleanza di Secondigliano, potevano aver fatto una cosa simile». Il motivo? Per coprire le scommesse a nero, la camorra sarebbe andata in «bancarotta».

Ma chi è Augusto La Torre? L’ex boss di Mondragone che il capostipite del clan dei Casalesi, Antonio Bardellino, definiva il suo «giovane di belle speranze», è in un penitenziario del Nord Italia, in un’area riservata ai pentiti che non godono del programma di protezione. Controversa è infatti la storia del suo «pentimento». Dal 2003 è artefice di schiaccianti testimonianze ai danni di camorristi di spessore. Poi si rende protagonista di comportamenti che la Dda di Napoli ritenne tali da chiedere e ottenere che fosse escluso dai benefici previsti per i collaboratori di giustizia. Chi pronuncia la frase che impone una rilettura di quel Giro maledetto che per il Pirata segnò l’inizio della fine è, insomma, un «pentito a metà».