Blitz quotidiano
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Rio 2016: asciugamanino tuffatori, serve a… saltare

ROMA – Rio 2016: asciugamanino tuffatori, serve a… saltare. Ma perché tuffatori e tuffatrici, a parte gli attimi esaltanti del volo in acqua, non si separano mai da quell’asciugamanino ormai assurto ad accessorio imprescindibile?

Non è un semplice pezzo di tela utile solo a detergersi e guai a dimenticarlo negli spogliatoi della piscina: ogni tuffatore ha il suo shammy personale, chiamarlo asciugamanino è più che riduttivo, quasi insultante. Perché quel lembo di tessuto in raion e polivinile è attrezzo di lavoro, coperta di Linus, quasi un amuleto. Serve sì ad asciugare, ma in modo che di gocce d’acqua non resti la benché minima traccia: troppo importante, nella fase preliminare sul trampolino o sulla piattaforma va garantita una aderenza massima. E’ chiamato anche “pelle”, un po’ come quella pelle di daino usata una volta: questa nuova pezza in realtà assorbe fino a 10 volte il suo peso prima di asciugarsi a velocità olimpica.

Il rischio ovvio è quello di scivolare, ma anche perdere una sola molecola di grip può pregiudicare l’esito di una gara, come nel caso delle Olimpiadi, per la quale ci si è allenati 4 anni. Tania Cagnotto, raggiante dopo la sudata medaglia all’ultimo salto della sua splendida carriera, è maestra di eleganza anche nell’esibire un bello shammy coordinato al costume.