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Rio 2016, azzurre dell’arco “cicciottelle”: “Basta chiamarci così”

RIO DE JANEIRO – “Basta essere chiamate cicciottelle: i Giochi dimostrano che per competere non è necessario essere palestrati”: così due delle tre azzurre del tiro con l’arco rispondono al titolo di un articolo del quotidiano Il Resto del Carlino. 

Il piccolo caso in chiave olimpica è acceso da un aggettivo di troppo, come ha poi ammesso anche il direttore della testata: “cicciotelle”, appunto. Una situazione che ha spinto la federazione arco a scrivere una lettera aperta.

Mario Scarzella, presidente federale, parla di titolo “irriguardoso” e di notte di lacrime per il risultato da parte delle azzurre che non si considerano sconfitte ma sanno che difficilmente capiterà loro “una seconda chance”; e poi hanno aggiunto anche di rabbia e “indignazione” per quel titolo.

“Dopo la delusione del quarto posto – spiegano Guendalina Sartori e Claudia Mandia – è arrivata anche la beffa di un titolo molto stupido. Tra l’altro, nel nostro sport conta la testa e non il fisico”.

Tra le proteste dei social, il direttore Giuseppe Tassi ha lanciato le sua scuse via facebook, spiegando che il titolo è “uscito nella prima edizione e poi è stato ribattuto con un più cronachistico ‘Le azzurre si fermano sul più bello’. Mi scuso se quel titolo – ha scritto – ha urtato la sensibilità di alcuni nostri lettori ma l’intento di partenza non era né derisorio né discriminante”.

Le azzurre invece – quando a Rio era ancora pomeriggio – sottolineavano di “aver ricevuto la solidarietà di tanti tifosi, ma non ancora le scuse del giornale”. Ricordando che il quarto posto dell’Italdonne dell’arco è un risultato storico, ma ancora più storico sarà guardare le frecce e non la bilancia.

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