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Rio 2016, Marieke Vervoot: “Oro alle Paralimpiadi e poi eutanasia”

RIO DE JANEIRO – Vincere l’oro alle Paralimpiadi di Rio de Janeiro, in Brasile, e poi sottoporsi alla eutanasia. E’ questo l’ultimo desiderio di Marieke Vervoot, velocista belga di 37 anni, dal 2000 costretta sulla sedia a rotelle a causa di una malattia degenerativa progressiva e incurabile alla colonna vertebrale.

Una malattia dolorosa che non le permette nemmeno di dormire: “Soffro molto, a volte dormo solo dieci minuti a notte, ma voglio gareggiare per l’oro. Rio è il mio ultimo desiderio”, ha raccontato lei stessa, molto nota in Belgio, non solo come atleta paralimpica ma anche come speaker motivazionale.

Vervoot, del resto, è uno dei principali atleti paralimpici del mondo: ha vinto l’oro nei 100m sprint e l’argento nei 200 nella classe T52 alle Paralimpiadi di Londra nel 2012.

Ultimamente, però, i suoi problemi di salute stanno peggiorando. Vervoot sa che questa sarà la sua ultima Olimpiade. E anche l’idea di dover lasciare lo sport a livello agonistico la affligge molto. Intervistata da  RTL, l’atleta aveva confessato:

 

“Essere a Rio è il mio ultimo desiderio. Dopo Rio smetterò con la mia carriera sportiva e cercherò di godermi i momenti più belli che la vita mi concederà. So che potrei cadere in un buco nero ma ho una lista di cose che voglio fare da tempo, come il volo acrobatico. Eppure, gradualmente, inizio a pensare alla mia eutanasia”.

 

L’eutanasia in Belgio è legale dal 2012. Si stima che cinque persone al giorno muoiano facendone ricorso: sia malati terminali sia persone con malattie croniche ma non in pericolo di vita.


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