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Rio 2016, polizia blocca in Brasile nuotatori Usa: hanno mentito sulla rapina?

RIO DE JANEIRO – Un “giallo” senza soluzione e senza colpevoli. Almeno per ora. Si fa sempre più confusa infatti la storia di una rapina a mano armata che sabato 14 agosto, in una delle notti olimpiche a Rio 2016, avrebbe coinvolto il nuotatore americano Ryan Lochte e tre suoi compagni di squadra (James Feigen, Gunnar Bentz e Jack Conger). L’ultimo episodio ha visto protagonista Keyla Blank, giudice della sezione “Tifosi e Grandi Eventi” del tribunale di Rio, che ha emesso un’ordinanza che vieta di lasciare il Brasile ai nuotatori Usa. Per loro c’è anche un mandato di comparizione e di sequestro dei passaporti recapitato al villaggio olimpico, dove però non c’erano: Lochte è già in patria, mentre gli altri sono stati bloccati dalla polizia brasiliana in aeroporto.

Vincitore ai Giochi brasiliani di una medaglia d’oro nella 4 x 200 stile libero, Lochte era stato interrogato domenica scorsa in un posto di polizia del quartiere di Leblon e, anche negli Stati Uniti, avrebbe confermato la sua versione. I nuotatori americani hanno raccontato di essere stati, di ritorno da una festa, rapinati da uomini armati che li hanno fermati mentre erano a bordo di un taxi. Uno dei rapinatori – che sarebbero stati vestiti da poliziotti – avrebbe anche puntato una pistola alla testa di Lochte. Lo stesso Lochte ha anche riferito alla forze dell’ordine che in quel momento era ubriaco e che quindi non aveva ricordi precisi.

Secondo il loro racconto, inoltre, avrebbero fatto ritorno al villaggio alle 4 di mattina, ma ora è spuntato un video delle telecamere di sorveglianza che li ritrae mentre rientrano alle 7, e in cui appaiono sobri, e depositano negli appositi vassoi orologi, cellulari e altri oggetti. Il fatto che quindi ci siano differenti versioni dell’accaduto ha provocato l’intervento del giudice. La sensazione è che, nei prossimi giorni, in questo “giallo” ci possano essere nuovi sviluppi.