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Roberto Donadoni, 50mila€ beneficenza a famiglia Anquiletti

MILANO – Roberto Donadoni, 50mila€ beneficenza a famiglia Anquiletti. Ci ha pensato Roberto Donadoni. Lo ha fatto in silenzio, nel modo in cui i galantuomini fanno beneficenza. Ha staccato un assegno da 50mila euro. Una cifra per lui alla portata e che invece, per una famiglia, significa la possibilità di ricominciare. La famiglia in questione è quella di Angelo Anquiletti detto “Anguilla” grande ex terzino del Milan morto l’anno scorso, stroncato da un male incurabile.

Anquiletti alla sua morte ha lasciato debiti. La casa ipotecata, soldi da restituire ovunque. Vittima, lui che da tutti era considerato “un buono“, di una serie di raggiri. Gli prospettavano affari sicuri, come uno studio dentistico o una serie di operazioni immobiliari. E lui ingenuamente ci credeva. Fino a rimetterci più di quello che aveva. Racconta William il figlio di Anguilla:

«Il funerale lo ha pagato un gruppo di solidarietà veneto, amici. Siamo sul lastrico da tempo, ma dei debiti di papà nel dettaglio sapevamo poco, lui teneva tutto per sé. Due giorni dopo ci siamo accorti che anche la casa era ipotecata». La villetta bifamiliare con giardino e due box a Bellusco nella quale William vive tuttora insieme al fratello Roberto e alla madre Elsa finisce all’asta. C’è da rifondere un creditore, suppergiù 50mila euro. «Abbiamo provato di tutto, compreso scrivere a Berlusconi. Niente. Poi grazie al cielo ci ha pensato Roberto. Roberto Donadoni. Sì, so che forse preferirebbe restare anonimo ma non m’importa: papà avrebbe voluto così, io lo so».

Con i soldi spiega ancora William, la famiglia potrà ricominciare:

“Ora potrò mettere la casa in vendita, con il ricavato restituirò il denaro a Roberto e col resto cercherò di ripartire. Sarà dura ma ci proveremo. Mangiamo con la pensione di reversibilità di mia madre, non più di 600 euro. Ora per fortuna in un vecchio armadio ho trovato qualche cimelio: un paio di scarpe, tre o quattro calzini e una maglia di Swart dell’Ajax, che mio padre marcò nella finale di Madrid. Le sue? Macché, le regalava tutte, non ci pensava. Era un uomo buono, trasparente». Pulito. Abbastanza per soffiare la palla a Mazzola senza toccarlo, troppo per capire chi lo stava raggirando. Prima una clinica odontotecnica a Monza, poi il commercio di metalli, infine le mediazioni immobiliari. Non era roba per lui”.