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Roma. Rudi Garcia esonero, svolta. Spalletti pronto ma…

ROMA – Stavolta è finita davvero. Manca ancora l’ufficialità ma non ci sono più margini di ripensamento. Rudi Garcia non siederà sulla panchina della Roma nella prossima partita, quella contro il Verona. Esonerato. Allontanato dai risultati che non arrivano (una sola vittoria nelle ultime dieci gare ufficiali), dal “disgusto” del presidente James Pallotta, dal disamore dei tifosi che si dividono in due parti: il 90% diserta lo stadio, il restante 10% invece ci va e fischia dall’inizio alla fine.

La svolta è arrivata nella notte tra domenica e lunedì. Dopo una conference call fiume, dopo il volo di Baldissoni per Boston per discutere proprio con Pallotta (ufficialmente di questioni di stadio, ma è impossibile non pensare che si sia parlato anche del tecnico). I dirigenti di Trigoria, Sabatini e Baldissoni, si sono dovuti arrendere ai fatti: Garcia, oramai, è impossibile da tenere. La squadra è intristita e imbarazzante. Senza identità, gioco e attributi.

Il problema è la successione. Tutto porta al nome di Luciano Spalletti: allenatore pronto, di livello internazionale e con il gradimento della piazza. Ma il problema è proprio questo. Spalletti non convince tutti proprio perché a Trigoria c’è già stato. L’ultimo ritorno, quello di Zeman, fu disastroso e dalle parti della Roma prima di riproporre un ex ci pensano bene. Anche perché l’ex in questione l’ultima volta non se ne andò benissimo.  Su Spalletti si dovrebbe cominciare un progetto: pronto un contratto da due anni e mezzo.

Le alternative “progettuali” sono due nomi che piacciono a Sabatini: Bielsa e Sampaoli. Nomi in qualche modo suggestivi ma assolutamente rischiosi: zero esperienza di calcio italiano, i due sono tecnici che hanno bisogno di tempo. La Roma, invece, ha un disperato bisogno di sistemarsi subito e provare ad ottenere almeno il terzo posto.

Per questo, e anche perché Sabatini punta a Conte per la prossima stagione, resta in piedi l’idea di un tecnico per soli sei mesi. Francesco Guidolin, Marcello Lippi, Leonardo o l’allenatore della primavera Alberto De Rossi, i nomi possibili. Ma anche qui i precedenti sono da incubo. L’ultimo allenatore di transizione, Aurelio Andreazzoli, finì la sua esperienza vedendo la Lazio che alzava la Coppa Italia dopo una finale derby che sulla Roma ha avuto conseguenze devastanti. Soluzioni senza rischi, insomma, non ci sono. E proprio per questo la logica e il buon senso portano a Certaldo. A casa di Luciano Spalletti forse l’unico, in questo momento, che può riaccendere la luce di una squadra spenta, salvo qualche sussulto, da più di un anno e mezzo.